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Un anno di pandemia: il punto su vaccini, varianti e suicidi in Valle d'Aosta

Intervista al dottor Franco Brinato, direttore dei distretti territoriali dell'Azienda Usl

 

dottor Franco BrinatoUn anno fa iniziava la pandemia. Chiediamo a Franco Brinato, direttore dei quattro distretti sanitari della Valle d'Aosta, un bilancio generale a un anno dall'inizio della pandemia.
"Anzitutto ringrazio medici e colleghi che si sono dedicati completamente alla cura dei malati e al contenimento del virus. Abbiamo pagato un prezzo veramente doloroso, in alcune regioni sono morti anche dei medici e degli infermieri. Questo è un virus che non ha confini ed è stata la prima volta in termini professionali in cui mi sono trovato di fronte a momenti tanto difficili. Come è stata affrontata la pandemia? Con le conoscenze che avevamo al momento. Un approccio di tipo bellico direi. Ci sono stati errori, ma il nostro sistema sanitario ha retto. È indubbio che ci siano state delle falle e il virus ha dimostrato che non eravamo pronti a un evento di questa portata. Però, dopo un anno e nonostante un nemico che è invisibile, siamo riusciti a contenere i decessi, a curare la gente, a organizzare e gestire l'emergenza sulla base del momento. Adesso siamo di fronte ad un'altra situazione, quella delle varianti. Questo virus ci mette sempre, in ogni momento, di fronte a nuove sfide".

Vaccini

Nel Regno Unito dall'inizio delle vaccinazioni si è verificato un netto calo di contagi e decessi. Da noi questa flessione non c'è stata, anzi i numeri adesso sembrano in aumento. A cosa è dovuta questa differenza?
"Bisogna contare che nel Regno Unito partivano con numero di decessi e contagi molto diversi dai nostri. Inoltre hanno iniziato a somministrare i vaccini prima rispetto a noi".

Le forniture delle dosi sono regolari?
"La situazione cambia da settimana a settimana, ma non dipende da noi. Come Valle d'Aosta abbiamo richiesto le dosi necessarie e, se ci sono, arrivano. In alcuni momenti c'è stata una riduzione, poi però siamo tornati a regime. Questo tipo di situazioni si ripeteranno per tutto il periodo della campagna. Voglio segnalare che siamo i secondi per le vaccinazioni dopo Bolzano".

Quante persone sono vaccinate al giorno in media?
"Dipende dalle dosi disponibili, potenzialmente anche 1.000 al giorno. Da inizio marzo partiremo con le somministrazioni di massa nei quattro poli vaccinali di Donnas, Châtillon, Aosta e Morgex. Abbiamo pronta una task force di medici e infermieri per effettuare le vaccinazioni direttamente a casa di coloro che non possono recarsi nelle sedi. Ci siamo dati tempo sino a fine estate per raggiungere la famosa immunità di gregge e, per come stanno andando le cose, sono fiducioso sul raggiungimento dell'obiettivo".

Le varianti

I vaccini utilizzati al momento sono efficaci sulle varianti del virus?
"Le varianti, soprattutto quelle europee, sono state testate e il vaccino è efficace. Altra cosa è capire con precisione quanto dura la copertura del vaccino e quale è la risposta immunitaria generata. Questo sarà possibile valutarlo nei prossimi mesi una volta raggiunto un certo numero di somministrazioni".

Nei tempi moderni altri virus hanno creato allarme - si pensi all'aviaria - ma non hanno avuto questi effetti a livello mondiale. Perché il Sars-Cov-2 sì?
"Diverse ipotesi sono state fatte su questa situazione. Di fatto ci troviamo di fronte a un virus che non si sa da dove arrivi, se da un laboratorio o da una variante nata dal passaggio dagli animali all'uomo. I virus però cambiano e sopravvivono perché si adattano. Alcune volte cambiando perdono la capacità di infettare oppure il nostro corpo riesce a trovare le giuste difese. Altre volte no".

Giovani

Spesso si notano raggruppamenti di giovani che si incontrano al pomeriggio e la sera. Molte volte i ragazzi non indossano la mascherina e vivono questa situazione come una sfida verso l'autorità. Tu sei un padre: cosa ne pensi?
"Cerco di mettermi dalla loro prospettiva chiedendomi cosa avrei fatto io. Essere giovane dà la forza di combattere il sistema, ma in questo caso dico che non serve. I divieti e le limitazioni hanno delle conseguenze sui giovani e capisco le difficoltà che generano, ma come sanitario li invito a socializzare nella giusta maniera, con mascherine e rispettando il distanziamento. I giovani sono forti, ma bisogna pensare ai genitori e ai nonni. Chiedo loro di fare uno sforzo in più, almeno fino a quando saremo vaccinati".

Suicidi

Con la crisi sanitaria e l'incertezza economica il disagio dilaga e ha un impatto sulla salute mentale. Spesso si leggono notizie di persone che si tolgono la vita. Come affrontare la questione?
"Questa è l'altra faccia del problema sanitario legato alla pandemia. Non dimentichiamocelo. Dobbiamo stare attenti. Bisogna saper cogliere certi segnali e aiutare chi si trova in difficoltà. Bisogna intensificare l'assistenza psichiatrica a livello territoriale. Qui in Valle d'Aosta qualcosa si è fatto, ma molto dipende dal personale a disposizione. Nella psichiatria abbiamo carenze che non dipendono dall'Azienda sanitaria. Il problema è che non si trovano medici a livello nazionale".

Chi vive situazioni di disagio a chi può rivolgersi?
"Può rivolgersi anche al medico di base, persona che può prendere in carico di certe situazioni. Da lì la persona sarà indirizzata alle strutture competenti. E poi parlare, parlare in famiglia, col medico di base. Non nascondiamo i problemi, ma apriamoci agli altri".

 

 

Marco Camilli

 

 

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