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Valle d'Aosta, il marcio della politica 'ndranghetista

Prima di Egomnia, criminalità organizzata e classe politica valdostana in contatto da 30 anni

 

Valle d'Aosta

AOSTA. «C'era una volta un Imbianchino, un croupier, un elettricista, un piazzaiolo e tre presidenti di Regione… », potrebbe essere l'incipit di una storiella e invece non lo è.

Sui media locali è stata data notizia della notifica della conclusione indagini a 8 politici della Valle d'Aosta riguardo l'inchiesta chiamata "Egomnia", che era già emersa durante il processo "Geenna".

Egomnia è l'unione di due parole: Ego = io e Omnia = una esaltazione, un qualcosa di completo. Usata soprattutto in “opera omnia” ovvero l'opera completa di uno scrittore. In questo caso un ego completo, immenso, potente.

Da queste vicende la società civile e la politica potrebbero riflettere, capire quali sono gli aspetti etico morali, quali sono state le ripercussioni sulla democrazia e quali possono essere gli strumenti per liberarsi da queste problematiche.

Ho l'impressione, è una mia impressione quindi opinabile, che nonostante i pericolosi sintomi di una infiltrazione mafiosa, intesa non tanto come criminalità organizzata bensì come "mentalità clientelare", tanto cara ai mafiosi di ogni latitudine mondiale, si preferisce il silenzio in attesa dell'oblio e la metaforica neve che cade coprendo tutto.

Il contatto tra mafiosi e classe politica valdostana è datato

Estate 1991. Jamonte Natale, deceduto nel febbraio 2015, in Melito Porto Salvo (RC) incontra Bich Edoardo, all'epoca vicepresidente del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta; Aloisi Giovanni, allora assessore al commercio-turismo-attività produttive-Polizia Urbana della Giunta regionale valdostana, e Tripodi Pasquale, consigliere regionale della regione Valle d'Aosta, deceduto il 5 maggio 2013.

Per chi non lo sa, Jamonte Natale era il capo dell'omonima cosca che spadroneggiava in Melito Porto Salvo da svariati anni. La notizia dell'incontro non è la solita cattiveria da bar, ma emerge dagli atti dell'inchiesta della D.D.A. di Reggio Calabria detta “D-DAY”. Nella medesima inchiesta fu arrestato un parente di Jamonte, Salvatore Martino, il quale fu fotografato dalla Squadra Mobile della Questura di Aosta in compagnia di Natale Jamonte in Aosta nei pressi di un bar.

Bich Edoardo era nato a Settimo Tavagnasco, deceduto ad Aosta nel 1997, quindi di origini piemontesi. Costui poteva anche giustificare l'incontro con un invito a pranzo da parte di un simpatico vecchietto, ma riesce difficile pensare che Tripodi, originario di Montebello Jonico, Aloisi Giovanni, originario della provincia di Catanzaro, non sapessero chi era Natale Jamonte, essendo il capo dell'omonima feroce cosca dell'ndrangheta. Per carità tutto può essere, ma il dubbio è più che lecito.

11 marzo 1993. Rollandin Augusto, Barocco Giovanni e Raso Francesco, ora deceduto, su ordine del G.I.P. del Tribunale di Aosta vengono arrestati per violazione delle leggi elettorali. Rollandin e Barocco, candidati nelle liste dell'Union Valdôtaine nelle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio della Regione Autonoma Valle d'Aosta del 30/31 maggio 1993, per assicurarsi un “pacchetto di voti” gestito Raso, avevano promesso e poi effettivamente fatto ottenere a persone da lui indicate impieghi pubblici e privati. Raso Francesco da tempo si interessava di politica e già nel 1978 faceva parte del comitato direttivo della federazione regionale valdostana del Partito Socialista Italiano. Per questo Rollandin, Barocco e Raso Francesco sono stati condannati dal Tribunale di Aosta per violazione della Legge elettorale. Il Raso nel novembre 1993 era stato indicato dal collaboratore di giustizia Salvatore Caruso quale esponente della ‘ndrangheta in Valle d'Aosta. Successivamente Rollandin si è riabilitato.

Anni 1998/2000. Durante l'indagine Lenzuolo, Santo Pansera, simpatico gestore di un autolavaggio di Aosta, nonché suonatore di organetto durante le feste popolari, si dà fare per procacciare voti a favore di un candidato a sindaco di Aosta. Durante le indagini è intercettata una conversazione che lo indica, come scritto nella sentenza Geenna, quale il programma politico della ‘ndrangheta in Valle d'Aosta. Merita riportare testualmente alcuni passi: «tutti stavano bene, tutti gli “amici”, gli “amici” erano a posto non avevano bisogno di andare a lavorare, se avevano ascoltato quello che gli dicevo io, non hanno saputo mai quello che volevano, due sono le cose, “sei il potente o sei il pezzente”…… come noi ad Aosta, in una città dove possiamo fare i diplomatici, dove possiamo fare quello che vogliamo, dobbiamo fare i deficienti sotto agli altri, sotto agli altri, ma come 2.500 miliardi di bilancio, ma te li vuoi pigliare 1.000 miliardi e te li gestisci […] si deve fare questa cosa si deve fare, la funivia di Pila (località sciistica di Aosta n.d.r.)… il 50, 60% noi cosa sono, invece loro si giostrano i miliardi, la galleria, bestemmia, pezzi dell'autostrada, bestemmia, ...il turismo, il turismo, gli alberghi sono tutti soldi che arrivano, compare... i finanziamenti, …li mando io quelli […]ci hanno fatto capire ma che cazzo vuoi, loro si spaventano, nell'Union si possono candidare tre o quattro calabresi (risata), ma forse è l'unica mossa da fare, forse è l'unica mossa, e ormai quella è rimasta non c'è altro, non c'è altro, quattro o cinque che si candidano, …ci prendiamo il partito dell'Union, quello ha preso quasi più voti …il primo ne ha presi 620 però certamente 600 non ci date un posto ora si stanno spaventando». Povero Pansera: aveva cercato di costituire un partito di soli immigrati ma il progetto non era riuscito, così aveva cambiato strategia. Nel 2003 una malattia se lo portava via, ma il suo disegno era chiaro ai suoi successori.

Infine l'indagine Geenna del 2020 le cui dinamiche ricordano molto la vicenda del 1993. È bene ricordare che tutti gli imputati di Geenna, condannati per associazione per delinquere di tipo mafioso e altri per concorso esterno in associazione mafiosa, sono in attesa dell'Appello quindi come da art 27 comma 2 della Costituzione esiste la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva (un articolo che riguarda chiunque e non solo i politici).

Questi sono fatti oggetto di processi, ma ne esistono altri che non sono giunti nelle aule giudiziarie. E non sono pochi. Per ora non se ne può parlare in quanto riservati.

Qualcuno può obiettare che questa è una visione da sbirro, l'analisi di giustizialisti che vedono in ogni singolo fatto il pericolo, la possibilità di puntare il dito, lanciare la pietra ecc…Sarà.

La presenza della 'ndrangheta in Valle d'Aosta è confermata da due Tribunali

Sono i tribunali di Torino e di Aosta. È vero: non è ancora detta l'ultima parola e sono molti che sperano nel ribaltamento della sentenza da parte della Corte d'Appello di Torino e successivamente dalla Corte di Cassazione. Questa sì è una questione dei giudici. 

Sta di fatto che tale presenza inquietante è stata osservata anche dalla relazione semestrale della D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia) inviata dal Ministero dell'Interno al parlamento. A pagina 332, si inizia a analizzare la Valle d'Aosta.

Si legge testualmente: «D'altro canto, l'interesse crescente delle mafie a permeare l'area è emerso inequivocabilmente di recente con lo scioglimento del Consiglio comunale di Saint-Pierre (AO), disposto con DPR del 10 febbraio 2020 a seguito dell'operazione “Geenna” del 23 gennaio 201954. Si tratta di una decisione significativa, che ha interessato un'area considerata nel passato avulsa delle mire della criminalità̀ organizzata. Va ricordato, tuttavia, che già da tempo si era avuta contezza della presenza di insediamenti ‘ndranghetisti in Valle d'Aosta, in quanto importanti risultanze investigative, come l'inchiesta “Minotauro” della DDA torinese del 2011, avevano mostrato chiari segnali sull'operatività̀ di soggetti contigui alle consorterie calabresi IAMONTE, FACCHINERI e NIRTA, sebbene all'epoca non venisse accertata la costituzione di locali. Evidenze che avevano portato la Commissione Parlamentare Antimafia ad affermare, nel documento del 7 febbraio 2018, come la Valle d'Aosta, assieme alla Lombardia, al Piemonte e alla Liguria, fosse una regione esposta all'aggressione dei sodalizi mafiosi. Questa silente progressione delle consorterie criminali organizzate in Valle d'Aosta ha trovato ulteriore conferma nella predetta operazione “Geenna”. L'attività̀ investigativa ha rivelato, nel dettaglio, l'esistenza nel capoluogo valdostano di un vero e proprio locale di ‘ndrangheta, riconducibile alla cosca NIRTA-SCALZONE di San Luca (RC). 
Le indagini hanno documentato, oltre alla presenza di esponenti del clan NIRTA dediti al traffico di cocaina tra Italia e Spagna, interferenze criminose nella gestione delle risorse pubbliche locali, attraverso il meccanismo dello scambio elettorale politico-mafioso. In particolare, ciò sarebbe avvenuto proprio nel territorio di Saint-Pierre colpito, come detto, dallo scioglimento del Consiglio comunale per l'ingerenza della criminalità̀ organizzata che avrebbe compromesso la libera determinazione e l'imparzialità̀ degli organi elettivi nonché́ il buon andamento e il funzionamento dei servizi».

Relativamente alle ispezioni da parte delle commissione antimafia che ha comportato lo scioglimento del Comune di Saint-Pierre la D.I.A. scrive testualmente: «Gli accertamenti svolti dall'organo ispettivo presso gli uffici comunali hanno inoltre fatto emergere specifici episodi rivelatori delle ingerenze della criminalità̀ organizzata sull'assegnazioni degli appalti e dei servizi pubblici come “...il servizio di taxi bus, in scadenza nel giugno 2016, affidato ad una società̀ il cui socio accomandatario è uno stretto parente di un esponente dell'organizzazione criminale operante in Saint-Pierre...”. Quando poi l'appalto è stato aggiudicato a un'altra impresa, “...il precedente appaltatore avrebbe esercitato pressioni sul nuovo affidatario per svolgere al suo posto il servizio di taxi bus e che quest'ultimo, intimorito da tale richiesta, si fosse rivolto a un componente dell'organo esecutivo, sollecitando controlli sul servizio...”. Tuttavia, “...nonostante tale grave segnalazione, l'amministrazione comunale non si è in alcun modo attivata affinché́ fosse assicurato il rispetto dei principi di legalità̀...”. Gravi irregolarità̀ sono emerse anche nella gestione del servizio anagrafico e nella gestione amministrativa dei beni comunali.»

Oltre a queste relazioni, è bene ricordare che in Valle d'Aosta 11 imprese sono state inserite nella “black list” ovvero non possono partecipare ad appalti pubblici perché sospettate di infiltrazioni mafiose.

A leggere le sentenze e le relazioni di organi che conoscono a fondo il problema, non c'è da stare allegri.

Presidente-prefetto che accoglie la commissione antimafia e frequenta persone poi condannate per 416 bis

Pochi giorni fa è stata notificata la conclusione indagine a 8 imputati, di cui tre presidenti della Regione Autonoma Valle d'Aosta. Non si può entrare nel merito dell'indagine, perché ci sono atti giudiziari in corso e saranno i giudici a pronunciarsi dopo che alle parti è stata garantita il diritto alla difesa e non alla “gogna”. Però in sottofondo c'è una riflessione.

Il Presidente pro tempore della Regione Autonoma Valle d'Aosta, lo sa che ha la doppia carica di Prefetto? Allora perché i Carabinieri hanno documentato incontri, colloqui con persone quanto meno in odor di Mafia? Perché un Presidente, un assessore della Regione Autonoma Valle d'Aosta, si rivolgono con grande confidenza a un pizzaiolo, un imbianchino e un croupier, con tutto rispetto parlando per le rispettive professioni. Per cosa? Per ottenere “aiuti” elettorali”?

È stata quasi comica la deposizione di Raso al processo Geenna durante la quale ha dichiarato che “tutti andavano da lui”. La domanda rimane: qual era il fascino di questa gente? L'appartenenza a un qualcosa che garantiva centinaia di voti? Poco importa se poi bisogna in qualche modo onorare il favore.

L'indagine Geenna ha comunque svelato la megalomania di persone che, notando l'opportunità di ricoprire alte cariche, si presentavano a umili lavoratori e si sono creduti veramente importanti e potenti.

Un'altra domanda sorge spontanea: non è il caso di ripensare a uno scorporamento delle due cariche di presidente e di prefetto? Comprendo le ragioni storiche e ideologiche che un tempo hanno fatto decidere per quest'opzione, ma i tempi sono cambiati e penso che le due cariche siano incompatibili. Un prefetto deve fare il prefetto e non pensare a mediare questioni squisitamente politiche.

Il prefetto in materia di antimafia ha dei compiti e delle facoltà importanti. È quasi da commedia il leggere che mentre un presidente prefetto accoglieva la commissione antimafia, andava anche a frequentare persone poi condannate per 416 bis.

Gli imputati, oltre a difendersi dalle accuse, dovrebbero dare spiegazioni alla società, a coloro che li hanno votati perché hanno avuto fiducia in loro senza chiedere un compenso.

La 'ndrangheta da qui non andrà via, anzi. Gli interessati affineranno le armi, studieranno metodologie diverse per difendersi dalla “Legge”. Per questo è necessario che le cariche preposte continuino a essere vigilanti a non abbassare la guardia. Se questa è una “isola felice”, vediamo di mantenerla tale.

Come cittadino di questa splendida regione sono esterrefatto dall'assordante silenzio, spero dovuto a un senso di vergogna.

 

Cesare Neroni

 

 

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