La marmotta del Lyskamm si presenta al pubblico: visite dal 14 giugno

Il mammifero risalente a 6.600 anni fa ritrovato sul ghiacciaio del Lyskamm è ora custodito in una teca ad alta tecnologia nel Museo di scienze naturali della Valle d'Aosta

Marmotta del Lyskamm (foto Paolo Rey)A meno di due anni dal suo ritrovamento, la "marmotta del Lyskamm" ha una nuova casa. La marmotta mummificata scoperta sul ghiacciaio del Lyskamm è infatti ora custodita nella tecnologica teca installata nel Museo regionale di scienze naturali "Efisio Noussan", che ha sede nel castello di Saint-Pierre, e dal 14 giugno sarà visitabile dal pubblico.

Lo speciale ritrovamento risale all'agosto 2022 quando la guida alpina Corrado Gaspard la vide su una roccia sulla parete est del Lyskamm, nel gruppo del Monte Rosa, all'insolta quota (per una marmotta) di 4.291 metri. Gli accertamenti scientifici compiuti hanno datato la marmotta a circa 6.600 anni fa: il piccolo mammifero è al momento la mummia più antica rinvenuta in Italia nonché la prima mummia naturale scoperta in Valle d'Aosta.

Per l'antica marmotta è stata acquistata una speciale teca ad alta tecnologia, su cui sono stati investiti 60mila euro, posizionata in un ambiente del Museo regionale di scienze naturali e che consente di conservare la mummia in un ambiente privo di ossigeno, indipendente dall'energia elettrica e in grado di adattare i parametri chimico-fisici per prevenirne il deterioramento e mantenere nel tempo anche tessuti e pelliccia.

La marmotta del Lyskamm è quindi pronta per presentarsi al pubblico, ma questo non fermerà gli studi sul reperto. Il mammifero è infatti al centro del "Marmot Mummy Project" che riunisce archeologi, biologi, genetisti, glaciologi, naturalisti e veterinari. Diversi gli istituti e gli enti di ricerca coinvolti: oltre al Museo di Scienze naturali e all’Istituto per lo studio delle mummie dell'Eurac, le Università di Torino e Milano, la Fondazione Montagna Sicura, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d'Aosta, l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale di Ricerche (Cnr-Isp) di Messina.

 

 

Clara Rossi
(foto Paolo Rey)

 

 

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