Accolto il ricorso de La Casa di Sabbia per illegittimità dell'atto: contestati anche il criterio cronologico e le disparità Isee

Il Consiglio di Stato ha annullato una parte di una delibera di tre anni fa della Giunta regionale della Valle d'Aosta riferita ai contributi per le persone con disabilità gravissima e per i malati di Sla. Esprimendosi sul ricorso dell'associazione La Casa di Sabbia, i giudici hanno riformato la sentenza del TAR aostano e valutato alcune disposizioni come illegittime.
La Casa di Sabbia ODV esprime "grande soddisfazione" per la sentenza e ora "seguirà con attenzione l'attuazione della sentenza da parte della Regione Autonoma Valle d'Aosta, che è ora chiamata a riformulare la disciplina dei contributi in conformità ai principi stabiliti dal Consiglio di Stato".
I punti contestati della delibera, la n. 1524 del 18 dicembre 2023, sono essenzialmente tre. Uno è il criterio cronologico di accoglimento delle domande, quindi in base all'ordine di presentazione delle istanze anziché sulla base dell'Isee e quindi del reddito. Un sistema, commenta l'associazione, "del tutto svincolato dal bisogno" e che penalizza "i soggetti economicamente più vulnerabili, in violazione dei principi di uguaglianza sostanziale e buon andamento".
Anche la più alta soglia Isee per le persone con Sla (90.000 Euro) rispetto a quelle con disabilità gravi (70.000 Euro) è stata valutata illegittima e "priva di adeguata giustificazione normativa e motivazionale nell'atto".
Medesimo giudizio per la richiesta del certificato di disabilità gravissima che, evidenzia l'associazione, "si pone in contrasto con il quadro normativo vigente, poiché le Commissioni medico-legali competenti in materia di invalidità civile non sono titolate a rilasciare tale specifica certificazione".
"Ci dispiace che si sia dovuti arrivare a una pronuncia giurisdizionale per ottenere il riconoscimento di diritti che avremmo preferito tutelare attraverso il confronto istituzionale", commenta infine l'associazione. "Prima ancora di intraprendere la via del contenzioso giudiziario, la nostra Associazione aveva cercato un confronto costruttivo con la Regione", ma "quel dialogo non ha trovato risposta". Ora il Consiglio di Stato ha "definitivamente accertato" che la delibera "risultava in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza, imparzialità e ragionevolezza, nonché con la normativa statale di settore".
Clara Rossi


