Il movimento chiede nuove elezioni: 'restare incollato alla poltrona mentre la Regione si blocca è una scelta politica'
"Fare ricorso è un diritto. Nessuno lo nega. Restare incollato alla poltrona mentre la Regione si blocca, trasformando un problema giuridico personale in un danno collettivo per 120mila persone, invece, è una scelta politica". Così Ambiente Diritti Uguaglianza commenta il ricorso in appello di Renzo Testolin che sospende gli effetti della sentenza che lo aveva fatto decadere da presidente della Regione per aver raggiunto il limite di mandati in Giunta previsto dalla legge regionale.
Aggiunge ADU: la Giunta "con una tale spada di Damocle sulla testa" dovrà gestire "bandi, assunzioni, destinazione di fondi, 260 milioni di avanzo da destinare" oltre a "decidere, tanto per dire, i vertici di CVA e del Casinò- due partite da centinaia di milioni - con un governo menomato nella sua autorità politica. Cinque mesi così. Almeno".
Il ricorso di Testolin, prosegue ADU, è composto da "52 pagine fitte di tecnicismi in cui la difesa sostiene, tra l'altro, che la legge valdostana sui mandati sarebbe incostituzionale — salvo poi dire di non volerlo sostenere esplicitamente. Come nota l'opposizione tutta — da AVS a FdI, dal PD alla Lega — l'incostituzionalità «è uscita dalla porta ed è rientrata dalla finestra». Una presa in giro. La difesa si affida a costituzionalisti, a 52 pagine di sofismi, alla "specialità" dell'ordinamento valdostano usata come grimaldello per svuotare una norma che la Valle si è data liberamente. Questa non è autonomia. È arroganza".
Il movimento chiede "elezioni subito" sostenendo che, in seguito alla sentenza, "un presidente vero si sarebbe dimesso il giorno dopo" e "non per obbligo giuridico", ma "per senso delle istituzioni. Per rispetto verso le valdostane e i valdostani. Fare ricorso mentre blocchi tutto è la mossa di chi pensa che le regole valgano per gli altri. La Valle ha bisogno di persone che si mettano a servizio della comunità, non il contrario".
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