Il provvedimento rischia «di non garantire un effettivo accesso alla casa alle fasce sociali più fragili»

I sindacati degli inquilini esprimono "forte preoccupazione" riguardo al Piano Casa predisposto dal governo italiano per contrastare l'emergenza abitativa.
In una nota congiunta Sunia, Sicet e Uniat della Valle d'Aosta spiegano che le scelte alla base del Piano Casa "sembrano privilegiare la valorizzazione economica e la possibile vendita del patrimonio pubblico, il coinvolgimento predominante di operatori privati e l'adozione di strumenti che rischiano di non garantire un effettivo accesso alla casa alle fasce sociali più fragili". La richiesta è di "rivedere l'impianto" del provvedimento "rafforzando il ruolo dell'edilizia pubblica e delle politiche di sostegno all'abitare".
Sul fronte degli sfatti, le organizzazioni degli inquilini mettono in luce un problema che riguarda in primis anche la Valle d'Aosta. "Il Governo sembra orientato ad accelerare le procedure per finita locazione in una fase in cui una quota crescente del patrimonio abitativo viene sottratta al mercato della locazione residenziale e destinata agli affitti brevi e alle case vacanza. Un fenomeno particolarmente evidente in Valle d'Aosta, dove la pressione turistica contribuisce a ridurre ulteriormente l'offerta di alloggi disponibili per i residenti".
Allo stesso tempo Sunia, Sicet e Uniat indicano come "largamente insufficienti" i fondi per il recupero degli alloggi di Edilizia residenziale pubblica. Gli alloggi Erp sfitti o inagibili sul territorio nazionale sono circa 100.000, spiegano, e le risorse messe a disposizione nel quinquennio, "secondo le stime, consentiranno il recupero di non più di 30.000 alloggi, a fronte dei 60.000 indicati dal Governo". Il fabbisogno reale di alloggi però è "ben più elevato".
Le organizzazioni degli inquilini intervengono infine sulle modalità di rifinanziamento del Fondo per la morosità incolpevole, ovvero definanziando un altro Fondo: quello per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione. "Una scelta che rischia di penalizzare ulteriormente le famiglie in difficoltà, determinando un possibile incremento dei canoni di locazione e una minore disponibilità di risorse per la manutenzione e il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica".
Elena Giovinazzo




