Caldo e sofravvollamento: l'inferno nelle carceri italiane

Anche quest'estate gli istituti di pena si trasformano in luoghi di sofferenza

Carceri

Il caldo estremo nelle carceri italiane rappresenta una emergenza umanitaria e sanitaria, esasperata in modo drammatico dal cronico sovraffollamento delle strutture. La combinazione tra ondate di calore estive e carenze strutturali rende le condizioni di vita dei detenuti e il lavoro della Polizia Penitenziaria al limite della sopportazione. Il problema si ripete estate dopo estate senza essere mai affrontato in modo sistematico.

I fattori critici dell'emergenza

I dati del Ministero della Giustizia indicano la presenza di oltre 64.700 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di circa 51.000 posti (dati del ministero della Giustizia al 31 maggio 2026). Un sovraffollamento ormai cronico. Più persone stipate in celle ridotte aumentano sensibilmente la temperatura percepita.

Molti istituti penitenziari sono stati costruiti seguendo l'architettura brutalista degli anni '80. Cemento, asfalto e ferro trasforma le celle in veri e propri "forni" che accumulano calore di giorno e non lo rilasciano di notte.

L'aria condizionata è pressoché inesistente e circa il 44% degli istituti presenta schermature alle finestre delle celle che bloccano il naturale ricircolo dell'aria.

A tutto ciò si aggiunge un altro fattore determinante: le carenze igieniche. Oltre la metà delle celle ispezionate (circa il 58%) è priva di docce interne e i detenuti non hanno possibilità di rinfrescarsi frequentemente durante le ore più calde della giornata.

Interventi e palliativi

Le contromisure attuate dagli istituti sono nient'altro che palliativi. L'apertura dei "blindati" delle celle durante il giorno offre un sollievo minimo se i corridoi sono ugualmente caldi. I ventilatori, che comunque spostano aria calda, possono essere acquistati dai detenute se questi ne hanno la possibilità economica. In rari casi si registrano donazioni straordinarie da parte di enti terzi o diocesi.

Impatto sulla salute e sulla sicurezza

La vivibilità degli istituti penitenziari non è solo una questione di salute, ma anche di sicurezza. Secondo alcuni studi, le alte temperature rendono le persone più nervose e irascibili. Le temperature all'interno delle celle possono mantenersi oltre i 30-35 gradi. L'impossibilità di riposare altera il sistema nervoso, aumentando i livelli di irritabilità, lo stress e quindi aggressività.

Le ondate di calore possono inoltre esasperare una sofferenza psicologica già profonda, con forti correlazioni storiche tra i picchi di temperatura estiva e l'aumento dei casi di suicidio e autolesionismo tra i detenuti.

 


Marco Camilli

 

 

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