Caldo e sofravvollamento: l'inferno nelle carceri italiane

Anche quest'estate gli istituti di pena si trasformano in luoghi di sofferenza

Carceri

Il caldo estremo nelle carceri italiane rappresenta una emergenza umanitaria e sanitaria, esasperata in modo drammatico dal cronico sovraffollamento delle strutture. La combinazione tra ondate di calore estive e carenze strutturali rende le condizioni di vita dei detenuti e il lavoro della Polizia Penitenziaria al limite della sopportazione. Il problema si ripete estate dopo estate senza essere mai affrontato in modo sistematico.

I fattori critici dell'emergenza

I dati del Ministero della Giustizia indicano la presenza di oltre 61.000 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di circa 51.000 posti, con un tasso medio di sovraffollamento superiore al 134% e picchi vicini al 200%. Un sovraffollamento ormai cronico. Più persone stipate in celle ridotte aumentano sensibilmente la temperatura percepita.

Molti istituti penitenziari sono stati costruiti seguendo l'architettura brutalista degli anni '80. Cemento, asfalto e ferro trasforma le celle in veri e propri "forni" che accumulano calore di giorno e non lo rilasciano di notte.

L'aria condizionata è pressoché inesistente e circa il 44% degli istituti presenta schermature alle finestre delle celle che bloccano il naturale ricircolo dell'aria.

A tutto ciò si aggiunge un altro fattore determinante: le carenze igieniche. Oltre la metà delle celle ispezionate (circa il 58%) è priva di docce interne e i detenuti non hanno possibilità di rinfrescarsi frequentemente durante le ore più calde della giornata.

Interventi e palliativi

Le contromisure attuate dagli istituti sono nient'altro che palliativi. L'apertura dei "blindati" delle celle durante il giorno offre un sollievo minimo se i corridoi sono ugualmente caldi. I ventilatori, che comunque spostano aria calda, possono essere acquistati dai detenute se questi ne hanno la possibilità economica. In rari casi si registrano donazioni straordinarie da parte di enti terzi o diocesi.

Impatto sulla salute e sulla sicurezza

La vivibilità degli istituti penitenziari non è solo una questione di salute, ma anche di sicurezza. Secondo alcuni studi, le alte temperature rendono le persone più nervose e irascibili. Le temperature all'interno delle celle possono mantenersi oltre i 30-35 gradi. L'impossibilità di riposare altera il sistema nervoso, aumentando i livelli di irritabilità, lo stress e quindi aggressività.

Le ondate di calore possono inoltre esasperare una sofferenza psicologica già profonda, con forti correlazioni storiche tra i picchi di temperatura estiva e l'aumento dei casi di suicidio e autolesionismo tra i detenuti.

 


Marco Camilli

 

 

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