La valutazione degli esperti sull'ipotesi gas nervino: «non è possibile esprimersi in termini di certezza»

Non basta la perizia affidata a tre consulenti per chiarire tutti i dubbi sulle circostanze della morte di Corrado Gex, schiantatosi con il suo aereo su una collina in provincia di Cuneo il 25 aprile 1966.
La relazione sugli accertamenti compiuti sul caso dell'incidente aereo, in cui morirono altre sette persone, è stata depositata nell'ambito dell'indagine avviata nel 2020 per far luce sull'ipotesi di un avvelenamento con gas nervino il giorno dello schianto.
I consulenti hanno esaminato i resti del senatore, esumati e poi riportati al cimitero di Arvier, per cercare di far luce sui misteri che aleggiano attorno al disastro aereo.
"Non è possibile, per lo stato di avanzata decomposizione, risalire alla esatta causa di morte né se la suddetta lesività contusiva sia stata prodotta in vita o su corpo morto", si legge nella relazione.
Nei resti esaminati "sono state rinvenute tracce coerenti con la presenza di Isopropyl- S-2-diisopropylaminoethyl methylphosphonothiolate (nervino Classe V2". Tuttavia gli esperti sottolineano che questi risultati impongono "una valutazione prudente" perché la concentrazione è "estremamente bassa". Bisogna inoltre tenere conto di altri fattori, ovvero "l'avanzato stato di degradazione dei campioni, la complessità delle matrici e l'assenza di marcatori secondari provenienti da degradazione".
La conclusione dei consulenti Cristina Cattaneo, Domenico di Candia e Debora Mazzarelli è che "in riferimento all'ipotesi agli atti che correla l'esposizione di Gex alla sostanza con l'incidente, non è possibile esprimersi in termini di certezza perché non è dato conoscere la concentrazione del principio attivo (qualora presente) in circolo al momento" dell'incidente.
M.C.




