Geenna, in corso le arringhe difensive. Sentenza attesa entro il 17 settembre

Giovedì gli interventi degli avvocati di Sorbara e Raso che hanno chiesto l'assoluzione degli assistiti

 

progesso GeennaAOSTA. Giovedì mattina nel Tribunale di Aosta sono iniziate le arringhe difensive del filone aostano del processo Geenna.

I primi a parlare sono stati i difensori di Marco Sorbara e Raso Antonio. Il filo conduttore delle difese è l'assoluta inconsistenza dell'accusa riguardo il concorso di Marco Sorbara con il presunto locale della 'ndrangheta in Aosta e l’appartenenza a tale consorteria mafiosa di Antonio Raso.

In sostanza la tesi dei difensori è stata che soprattutto le intercettazioni e taluni comportamenti sono stati travisati dalle Forze dell'Ordine prima e dalla Dda poi. Non c’è stata una ricerca della verità, ma solo i riscontri a una idea fissa che dura dall'indagine Lenzuolo, procedimento che non ha senso perché archiviato.

Sorbara - ha argomentato la difesa - è stato un politico attento ai bisogni della gente e credeva, anzi crede, fermamente nella sua missione di assessore alle politiche sociali, quindi la sua opera aveva quale scopo il benessere della comunità di appartenenza. Secondo il difensore dal dibattimento non sono emerse azioni di pressione da parte di Sorbara per pilotare appalti o favorire qualcuno, così come accertato anche dalla commissione antimafia. L'intervento dell’avvocato della Valle ha analizzato vari episodi che secondo l'accusa sono la prova del concorso esterno all’associazione criminale. Il legale ha cercato di dimostrare che c'è una lettura diversa e più genuina di quella fornita dall’accusa.

L'avvocato Corrado Bellora, altro difensore di Marco Sorbara, si è soffermato maggiormente su questioni prettamente giuridiche. In particolare ha evidenziato come i pm, durante le loro requisitorie, non hanno tenuto conto della situazione probatoria, che in confronto a quella delle indagini preliminari è variata a causa degli esami di testi durante le udienze dibattimentali. Di questo i giudici dovranno tenerne conto. Sempre secondo la difesa, durante il dibattimento non è stata provata la capacità intimidatoria che anche se l’associazione fa parte di una mafia storica dev’essere in grado di sviluppare una capacità intimidatoria autonoma. Il punto nodale dell’arringa è stato la mancata dimostrazione della consapevolezza di Sorbara di essersi affidato a presunti ‘ndranghetisti. Dicasi presunti perché Raso era un imprenditore conosciuto da tutti e non come un mafioso. Pur riconoscendo un effettivo sostegno elettorale, la tesi dell’accusa andrebbe a cadere perché non è provata la volontà di Sorbara di collaborare con un sistema mafioso ma solo avere la possibilità di allargare il proprio consenso per ottenere più voti.

Sulla medesima falsa riga è stata l’arringa dell’avvocato Ascanio Donadio, del collegio difensivo di Antonio Raso, secondo il quale le intercettazioni e gli eventi sono stati fraintesi dall'accusa. Non è stata provata la capacità intimidatoria e la capacità di procacciare lavori per suoi amici. Anche la questione del contributo ad un arrestato per mafia da parte di Raso, a cui l’accusa aveva dato molta importanza, secondo il difensore non prova perché come già accertato in altre sentenze, gli associati della ‘ndrangheta, versano mensilmente una quota per l’assistenza dei detenuti e famigliari perché questo rafforza il vincolo associativo. La vicenda contestata, invece, è un singolo episodio quindi non significativo.

Tutti hanno chiesto l’assoluzione piena dei loro assistiti.

Oggi riprenderanno le arringhe difensive. La sentenza è attesa entro il 17 settembre.



Cesare Neroni

 

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