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False testimonianze nel processo Geenna, chiusa l'inchiesta

 

Tribunale di AostaAOSTA. La Procura di Aosta ha chiuso l'inchiesta per falsa testimonianza nell'ambito delle dichiarazioni fatte da alcuni testimoni nel corso del processo Geenna sui condizionamenti della 'ndrangheta. 

Uno degli indagati è l'ex dirigente della Casinò de la Vallée Valter Romeo, sotto accusa per quanto affermato durante il processo in merito ad un orologio di lusso che intendeva vendere per 2.500 Euro. L'orologio in questione finì poi nelle mani di Marco Fabrizio Di Donato (condannato nel processo Geenna) senza alcun pagamento e senza che Romeo intervenisse in alcun modo per ottenere i soldi o per farsi restituire l'orologio. La testimonianza sull'accaduto resa in aula da Romeo, ritenuta "una serie di dichiarazioni inverosimili", secondo il tribunale di Aosta "non trova altra spiegazione se non in un'atteggiamento di manifesta reticenza ed omertà del testimone".

Altri due indagati sono i fratelli Daniele e Luciano Cordì per quanto dichiarato in merito a dei contatti con Antonio Raso e Roberto Alex Di Donato (anch'essi condannati) per alcuni lavori edili. Secondo il tribunale i due fratelli ricevettero "un preciso avvertimento di natura mafiosa", ma nel corso del dibattimento in aula inquadrarono l'accaduto "in un contesto di assoluta normalità" e fornendo "una lettura del tutto parziale e minimizzanti dei fatti emersi, pur a fronte delle contraddizioni emerse nel corso delle deposizioni".

La quarta persona indagata è Pasqualina Macrì, madre di Luigi Fazari, all'epoca dei fatti detenuto, per 100 euro ricevuti dalla vicina di casa, madre di Antonio Raso. Macrì in aula disse che la madre di Raso "le aveva dato 100 euro in una occasione, ma solo per comprare delle brioches" ai figli di Fazari. Invece secondo il tribunale di Aosta il pagamento di quella somma, peraltro "spropositata rispetto alla finalità dichiarata", rappresenta una forma di contribuzione "al sostentamento degli associati" del sodalizio criminale "che si trovino in stato di detenzione".

 

Marco Camilli

 

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