Il Comune ha avviato una fase esplorativa per introdurre un piano di gestione delle colonie in ambito urbano

Il Comune di Aosta valuta l'introduzione di programmi di controllo delle colonie di piccioni presenti nella zona urbana nonché l'installazione di dissuasori nelle aree più critiche per la presenza di avifauna.
Il primo passo verso l'attivazione di un piano d'azione è stato un incontro tenutosi lo scorso febbraio al quartiere Cogne. Da quell'occasione è stato avviato un lavoro di approfondimento che l'amministrazione comunale vuole estendere al resto della città. È quindi stata avviata una fase esplorativa finalizzata alla predisposizione del piano di controllo.
"L’obiettivo - spiega il Comune - è costruire una strategia stabile di gestione, fondata su dati aggiornati, monitoraggi costanti e azioni mirate. In questa direzione, il Comune sta procedendo con nuove osservazioni sul campo e con un aggiornamento del quadro conoscitivo, anche a partire dallo studio realizzato nel 2004, in modo da definire interventi efficaci, sostenibili e coerenti con le attuali esigenze del territorio e della convivenza urbana".
Tra le misure allo studio ci sono appunto l'installazione di dissuasori, il rafforzamento degli interventi di pulizia e anche l'introduzione di programma di controlli delle colonie attraverso la sterilizzazione degli esemplari. È invece già operativa dal 2007 un'ordinanza che vieta di dare cibo ai colombi in aree pubbliche e private (si rischia da 25 a 250 euro di multa) e che dispone che gli immobili abbandonati siano a prova di piccione ed eventualmente puliti e disinfestati (le sanzioni vanno da 50 a 300 euro).
L'assessore Luca Tonino commenta: «Stiamo affrontando il tema con un'impostazione diversa rispetto al passato. Ci stiamo orientando su un lavoro strutturato, verifiche puntuali e una programmazione che consideri decoro urbano, qualità della vita e sostenibilità degli interventi. L'obiettivo è costruire un percorso serio e progressivo che consenta di intervenire nelle situazioni maggiormente critiche, affiancando alle misure tecniche un maggiore coinvolgimento della cittadinanza».
Clara Rossi


