La giuria ha scelto romanzi «privi del vittimismo che negli ultimi anni è diventato canone paraletterario»

«C'è una parentela stretta fra i libri vincitori di quest'anno. Ha a che fare con il concentrarsi su qualcosa di molto intimo e bruciante. Una dipendenza, una diagnosi psichiatrica, il rapporto con una figlia. E ha a che fare con un'attitudine specifica al racconto, lontana da ogni compromesso e dall'autocommiserazione». Paolo Giordano, presidente della giuria di selezione del Premio Letterario Valle d'Aosta, presenta così i tre titoli finalisti della seconda edizione del concorso.
La terna finalista scelta dalla giuria - composta anche da Laura Marzi, Stefano Petrocchi, Veronica Raimo e Simonetta Sciandivasci - è composta dalle opere "Donnaregina" di Teresa Ciabatti (Mondadori), "Lo sbilico" di Alcide Pierantozzi (Einaudi) e "8.6 gradi di separazione" dei Giulia Scomazzon (Nottetempo).
«Sono romanzi, questi, spietati innanzitutto verso sé stessi, privi del vittimismo che negli ultimi anni è diventato canone paraletterario - prosegue Giordano -. Forse quello che salterà all'occhio sarà soprattutto il dominio del racconto memorialistico, dell'io narrante che è al centro in ognuno. Ma non si tratta davvero di quello. Si tratta di spogliare la realtà esterna dalla retorica, offrendo in cambio sé stessi. Di rivelare il fuori attraverso il sacrificio del proprio vissuto».
Uno dei tre titoli sarà scelto come vincitore l'11 aprile ad Aosta, ma tutti saranno comunque premiati. Il coinvolgimento della comunità locale sarà essenziale, con una giuria popolare composta da 100 grandi lettori valdostani, per assegnare la menzione speciale a una delle opere finaliste.
Infine la menzione opera prima sarà assegnata all’esordio "Mentre tutto brucia "di Paulina Spiechowicz «per la sua forza narrativa e l’originalità del punto di vista attraverso cui racconta una storia senza tempo: il conflitto giovanile tra il proprio desiderio e le imposizioni dei genitori», si legge nella motivazione.
Clara Rossi



