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Riforma istituzionale, duro scontro in aula sulle e-mail private finite sui giornali

  • Pubblicato: Lunedì, 02 Dicembre 2019 16:05
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Consiglio ValleAOSTA. Duro scontro politico in Consiglio regionale questa mattina sulle pressioni che Rete Civica avrebbe esercitato sulla 1^ Commissione consiliare per la bozza di riforma istituzionale, uno dei punti salienti dell'accordo che regge la Giunta Fosson.

Al centro del dibattito la diffusione su un giornale, Gazzetta Matin, di uno scambio di e-mail tra Elio Riccarand, rappresentante politico di Rete Civica, e Patrizia Morelli (AV), presidente della 1^ Commissione, a proposito delle audizioni di alcuni esperti e soprattutto del prof. Pallante i cui giudizi sulla proposta normativa non sono positivi.

Nello scambio di e-mail, Riccarand sembra mostrarsi a dir poco scontento per l'audizione del prof. Pallante programmata gli ultimi giorni di novembre. La destinataria della comunicazione, Patrizia Morelli, ha spiegato oggi in aula: «il 13 novembre ho ricevuto una mail privata, non istituzionale, da Elio Riccarand nella quale venivo accusata di non procedere in 1^ Commissione sulla riforma istituzionale secondo gli accordi di maggioranza. Il tono veemente della e-mail mi ha un po' infastidita». La presidente della Commissione ha però assicurato che la gestione dei lavori in Commissione non ha risentito dell'episodio: «non mi sono sentita minimamente minacciata o messa sotto pressione» e «la e-mail di Riccarand non ha in alcun modo inficiato i lavori della Commissione, infatti l'audizione del prof. Pallante si è regolarmente svolta».

Leggendo in aula la sua risposta all'esponente di Rete Civica, Morelli ha aggiunto: «non penso che sarà la sua audizione (del prof. Pallante, ndr) che cambierà il posizionamento politico che come maggioranza avremo maturato». Evidentemente Riccarand temeva che il parere del professore potesse far venir meno il supporto alla riforma tanto cara a Rete Civica e ciò avrebbe avuto conseguenze sull'accordo stretto tra autonomisti e l'alleato esterno.

Sempre questa mattina in Consiglio regionale, prima dell'inizio della discussione, era intervenuta la presidente del Consiglio regionale Emily Rini con una netta condanna verso «l'indebita ingerenza nell'ambito dello svolgimento dei lavori della Commissione»

Elio Riccarand ha respinto l'accusa di intromettersi nell'attività dell'assemblea legislativa spiegando ai media: «Ritengo che qualsiasi cittadino e, in particolare, chi si occupa di politica abbia tutto il dovere, l'interesse, la possibilità e il diritto di criticare determinate scelte». Le accuse di ingerenza «non hanno nessun fondamento. In questo caso si trattava discutere sul calendario della commissione e io credo di non aver violato nessun principio dicendo quel che ne pensavo rispetto a certe scelte». E ancora: «nel merito della vicenda io non ho mai contestato la legittimità che si facessero delle audizioni di chiunque e anche del professor Pallante, quello che ho messo in discussione è la data: come ha fatto la commissione a programmare questa audizione l'ultimo giorno di novembre utile per esprimere un parere, sapendo che noi come Rete civica avevamo chiesto che si arrivasse all'approvazione della legge?».

La vicenda non è ancora conclusa. Morelli ha annunciato di voler agire per vie legali contro la diffusione delle conversazioni perché «la riservatezza è un diritto costituzionale» e violarla è «penalmente perseguibile». C'è poi da evidenziare il grosso problema cui si trova di fronte la maggioranza: quello delle talpe. È noto, anche perché lo ha confermato Morelli oggi in aula, che la risposta spedita a Riccarand era stata «condivisa con alcuni colleghi con cui mi sono confrontata». Qualcuno ha poi passato quella conversazione ai mezzi di informazione con l'evidente intento di seminare zizzania.

La presidente del Consiglio Rini lo ha descritto come «un quadro abbastanza inquietante che mina la fiducia tra le persone. Inviare ai giornali conversazioni private per gettare discredito non fa altro che infangare tutta la politica e soprattutto le istituzioni».

 

 

 

 

Clara Rossi

 

 

 

 

 

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