Quirinale, colloquio Renzi - Berlusconi. "Non c'è ancora un nome"

Il presidente del Consiglio vede l'ex-Cav e la minoranza del suo partito: sì a un politico, no a veti

renzi-matteo2Una giornata convulsa, e che deve ancora terminare, quella che sta affrontando Renzi per trovare un compromesso sul nome da proporre per il Quirinale. Un nome capace di non causare una frana a sinistra, dopo le lacerazioni dei giorni scorsi al Senato con le votazioni dell'Italicum, e allo stesso tempo che tenga dentro Silvio Berlusconi e la parte di Forza Italia a lui fedele, necessaria per arrivare ad un'elezione senza imboscate nel corso degli scrutini. Nelle prossime ore si saprà se il premier sta riuscendo nell'impresa: molto dipende dagli esiti del colloquio, durato due ore, che si è tenuto a Palazzo Chigi col leader di Forza Italia, dopo che quest'ultimo ieri aveva mandato avanti una delegazione del partito al Nazareno, contrariamente a quanto annunciato in un primo momento.

Stamani, Renzi ha riferito ai suoi parlamentari la posizione di Berlusconi, che ha posto un veto (si vedrà quanto irremovibile) su una personalità la cui storia politica sia fortemente identificabile col Pd. Pur non escludendo di poter proporre una personalità esterna al Nazareno, Renzi ha lanciato un avvertimento all'ex-Cavaliere: "Con Fi abbiamo avuto un incontro civile, non vogliono qualcuno con una storia militante nel nostro partito. Non possiamo accettare veti. Sono contraente del patto del Nazareno - ha detto Renzi - e lo rivendico. Il capo dello Stato lo abbiamo fatto sempre con FI ma questo non significa che prendiamo il loro nome. Prendiamo atto ma non accettiamo la preferenza negativa di FI su un esponente con accentuata militanza nel Pd. Il Presidente della Repubblica - ha detto ancora Renzi - deve essere una storia raccontabile prima di tutto al nostro interno". Renzi non ha fatto esplicitamente dei nomi ai suoi parlamentari, e ha proposto, come aveva anticipato nei giorni scorsi, di partire con la scheda bianca. "Domani - ha detto - dobbiamo decidere se andare sulla proposta che vi ho fatto della scheda bianca, che per me continua ad essere la migliore. Ma decidiamo".

Renzi ha poi fortemente condannato la gazzarra dei militanti M5S sotto la sede del Nazareno, che hanno pesantemente contestato i fuoriusciti grillini, prendendosela in particolare con Walter Rizzetto, inseguito per le strade del centro di Roma: "E' inaccettabile ciò che è avvenuto sotto il nostro partito al deputato del M5s". Al Senato, poi, Renzi si è limitato ad aggiungere che "c'è la consapevolezza che il Pd non può sbagliare il colpo". Domani, alle 13, ci sarà la riunione dei grandi elettori del pd, per decidere concretamente cosa fare ai primi tre scrutini.

Per trovare un compromesso con la minoranza del partito, Renzi ha ricevuto a Palazzo Chigi l'ex-segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che uscendo ha parlato di un "buon incontro". Dal faccia a faccia Renzi-Bersani è emersa la conferma che si sta ragionando su una candidatura politica, ma anche che la strada "è ancora lunga".

Da parte sua, Berlusconi ha riferito ai grandi elettori di Forza Italia di non volere un presidente del Pd, dopo che gli ultimi tre capi di Stato sono stati "a noi ostili". L'ex-Cavaliere ha detto che ancora un nome non è stato fatto, ma di certo l'identikit è un presidente di garanzia. Nonostante ciò, circolano sempre più insistentemente voci secondo le quali l'alternativa, allo stato, sarebbe tra Sergio Mattarella, spinto dal premier, e Giuliano Amato, non inviso a Berlusconi e, paradossalmente, alla minoranza Pd. Sul primo, Berlusconi avrebbe dato parere negativo.

 

Clara Rossi

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