Parere su ineleggibilità Testolin, Aggravi: «nessun documento è stato occultato»

Il presidente del Consiglio Valle interviene sulla nota di tre dirigenti che indicava come ineleggibili in Giunta Testolin e Bertschy. E la minoranza ribadisce la richiesta di dimissioni

 

La questione del limite dei mandati per i componenti della Giunta regionale della Valle d'Aosta è tornato argomento di confronto in Consiglio Valle. Questa mattina il presidente Stefano Aggravi ha risposto agli articoli di stampa sull'esistenza di una nota firmata da tre dirigenti nel 2024, dunque nella passata Legislatura, che indicava sia il presidente Testolin sia il vicepresidente Bertschy come ineleggibili in un eventuale futuro nuovo esecutivo.

Aggravi, intervenendo a inizio lavori dell'aula, ha affermato che «il documento di cui si è parlato molto in questi giorni era una nota di analisi degli uffici, allegata ad un'altra nota del 18 novembre 2024, che non era finalizzata a esprimere un parere definitivo, ma costituiva la stesura di una prima lettura della disposizione prodromica alla richiesta di un parere terzo pro veritate».

La spiegazione di Aggravi

Il presidente del Consiglio Valle ha ricostruito più nel dettaglio quanto accaduto a partire da quando, a fine ottobre 2024, le allora consigliere di PCP Minelli e Guichardaz avevano sollevate la questione dei limiti previsti dell’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007. «Gli uffici del Consiglio regionale hanno evidenziato al presidente (all'epoca Alberto Bertin, ndr) la necessità di acquisire un parere esterno pro veritate da parte di un esperto super partes, considerata la complessità e la delicatezza della questione». La nota in questione si limitava «ad un'interpretazione letterale della norma».

L’Ufficio di Presidenza dell'assemblea in quel momento però ha ritenuto che «non vi fosse titolo» a procedere oltre, cioè a chiedere formalmente un parere, perché la questione del limite dei mandati era riferita a «mere ipotesi al momento non ancora verificatesi». Dopo le elezioni regionali dello scorso settembre però quelle ipotesi sono divenute realtà. A quel punto «gli uffici hanno nuovamente segnalato la necessità di acquisire un parere pro veritate nell'esclusivo interesse dell'istituzione» anche «alla luce dell’esistenza di interpretazioni giuridiche contrastanti e dei possibili rischi di contenzioso». 

Il presidente del Consiglio Valle ha anche risposto alle accuse di AVS: «Non si tratta di un "documento dolosamente occultato", come da qualcuno evocato: tra l'altro, un'espressione molto forte che attribuisce intenzioni e comportamenti molto gravi, del tutto privi di fondamento, e che rischia di travalicare i limiti di una corretta dialettica politica e istituzionale».

Le repliche della minoranza

«La ricostruzione del presidente Aggravi - ha commentato Fulvio Centoz per il gruppo PD-FP - ha chiarito molto bene una questione che si sarebbe potuta risolvere in maniera definitiva nella passata legislatura e, invece, si trascina anche in questa. Ribadiamo la necessità che qualcuno debba fare un passo indietro per il bene della Valle d'Aosta e di questo Consiglio.»

Secondo Alberto Zucchi, capogruppo FdI, era «indispensabile e doveroso che tutti i consiglieri venissero messi a conoscenza, in quella fase, dell’esistenza del parere delle tre massime dirigenti del Consiglio. Questo perché si tratta di un parere difforme, che poteva servire a chi doveva votare per farsi un’idea della situazione in atto. Di chi è stata la responsabilità di non aver allegato, oltre al parere del professor Lupo, anche quello degli uffici del Consiglio?», ha chiesto.

«Se continuiamo ad agire in questo modo perdiamo di credibilità e come Valle d'Aosta facciamo una pessima figura», ha affermato il capogruppo di AdC Marco Carrel.

Per Chiara Minelli, AVS, questa è «una brutta pagina per il Governo regionale e per il Consiglio, soprattutto per l’Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura che ha insabbiato la vicenda». Secondo la capogruppo «il problema è stato ignorato e come AVS abbiamo dovuto spendere oltre 20.000 euro per affermare il rispetto della legalità in Valle d'Aosta e altrettanti dovremo spenderne per resistere al ricorso di Testolin in appello. Ma ben più gravi sono i danni economici e di paralisi amministrativa causati da un Presidente ormai privo di legittimazione politica che dovrebbe dimettersi».

 


M.C.

 

 

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