Asili nido, respinta a maggioranza la risoluzione per ritirare la delibera sui tagli

 

La minoranza: "crisi non deve riversarsi su famiglie". Rollandin: "delibera non obbliga famiglie a sforzi eccessivi"

Consiglio-regionaleAOSTA. «La delibera ha dato indirizzi molto innovativi, che hanno una ragione specifica e ci danno la possibilità di dimostrare che il cambiamento, che abbiamo dovuto presentare, non è lesivo dei diritti delle mamme e dei bambini e che non obbliga le famiglie a fare degli sforzi eccessivi». Così ieri in consiglio regionale Augusto Rollandin ha motivato il "no" della maggioranza alla risoluzione depositata dalle opposizioni per ritirare la delibera di Giunta sugli asili nido e bocciata con 21 astensioni (Uv, Stella Alpina, Pd-Svda) e 14 voti a favore (Alpe, M5s e Uvp).

«Il punto di partenza - ha dichiarato Rollandin - è che noi ci apprestiamo a discutere insieme il bilancio per il 2016-2018 che dovrà sicuramente avere delle decurtazioni importanti in vari settori. Mancano all'appello 74 milioni» e «la delibera sugli asili nido per molte parti può essere ampiamente condivisa, ma il punto nodale è come modulare le fasce di pagamento per gli utenti. La bozza di delibera - ha continuato Rollandin - dovrà tornare in Commissione: quella sarà la sede per avere un momento di chiarimento».

La questione dei tagli al servizi era ritenuta «molto importante» da Uvp, Alpe e M5s. «La maggioranza - aveva detto illustrando la risoluzione Elso Gerandin - deve fare un passo indietro. La crisi non deve riversarsi sulle famiglie che costituiscono il cemento della nostra società. La minoranza non vuole essere complice di una decisione del genere». «Questa operazione peraltro - ha aggiunto il consigliere dell'Uvp - non apporterà nemmeno un euro, ma causerà soltanto gravi disagi e la chiusura degli asili nido».

Intervenendo nella discussione l'assessore alla Sanità Fosson ha evidenziato che «le strutture private attirano più del pubblico e c'è necessità di cambiare il sistema, che presenta costi elevati e poca affluenza». In Commissione «non avevamo pensato di modificare le linee guida e le tariffe sull'infanzia, ora invece è sorto un obbligo di sostenibilità». Ancora l'assessore: «Il rapporto 1 a 8 tra educatori e bambini è quello di tutte le regioni d'Italia. Abbiamo accettato la richiesta dei sindacati di accettare utenti dai sei mesi d'età e stiamo valutando una maggiore flessibilità delle strutture. Fissare un costo ottimale (stabilito a 900 euro al mese per bambino anziché 1.200) ci sembrava il punto di partenza per diminuire gli sprechi, analogamente a quanto accaduto per le microcomunità. Abbiamo pensato ad una quota di entrata sostenibile anche per i redditi più bassi ed alla rimodulazione delle fasce di contributo a carico delle famiglie in base all'Isee, cercando di far pagare meno le fasce medie».

Per Albert Chatrian, capogruppo di Alpe, la risoluzione «rappresenta una via di uscita che noi formiamo alla maggioranza. Nelle altre regioni la copertura delle famiglie è pari all'incirca al 30-35%, mentre questa proposta prevede un contributo più alto del 45%. Oggi la compartecipazione delle famiglie è del 25%. Non potete chiedere per un servizio essenziale la copertura da parte delle famiglie del 95%. Anche alla luce di questi dati, forse sarebbe meglio bloccare questa delibera e confrontarsi perché si può certamente fare meglio».

«Siamo in maggioranza da due mesi e non ci sentiamo responsabili di scelte compiute da altri che hanno governato in precedenza» ha detto il capogruppo del PD-Svda Jean Pierre Guichardaz annunciando di voler apportare «modifiche a questa delibera che vanno nella direzione di assicurare risparmio, di aumentare il numero degli utenti, di diminuire le tariffe per le fasce a reddito medio».

 

E.G.

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