Finanziamenti all'editoria, Donzel: "le modifiche all'art. 24 un atto dovuto che non poteva essere rimandato"

 

Intervista all'assessore regionale alle Attività produttive

AOSTA. E' di pochi giorni fa la dura nota della Federazione nazionale stampa italiana e dell'Associazione stampa valdostana contro le modifiche all'articolo 24 della legge regionale sui finanziamenti all'editoria. L'assessore alle Attività produttive Raimondo Donzel ha inserito le modifiche nella legge finanziaria regionale e a lui chiediamo il perché di questo intervento normativo.

La Fnsi e l'Asv hanno parlato di modifiche gravi nel merito e nel metodo. Ma a cosa è dovuta questa modifica dell'art. 24?
Per quanto riguarda le critiche sul metodo, se sarà possibile in futuro coinvolgere sempre di più tutti i soggetti e le parti sociali in un dialogo con l'Amministrazione me ne farà carico come già faccio per altri temi. Vorrei dire che la modifica è un atto dovuto che arriva con grave ritardo da parte dell'Amministrazione regionale e che non poteva più in alcun modo essere rinviato. Un contenzioso iniziato nel 2010 dalla Federazione italiana piccoli editori ha portato l'Autorità garante della concorrenza e del mercato a chiedere all'Amministrazione regionale di correggere la norma sull'editoria e sull'informazione, la n. 11 del 2008, proprio nella parte che vincolava ad un'unica tipologia di contratto di lavoro l'attività giornalistica. Da questo punto di vista l'Amministrazione precedente aveva provveduto ad informare l'Autorità garante che avrebbe modificato la legge nella parte contestata e precisato che il tempo che si prendeva per fare la modifica era giustificato dal fatto che la norma è sospesa. In questo momento non esiste nessun vincolo dal momento che la Regione non finanzia più questa legge, non eroga alcun contributo agli editori e quindi gli editori non sono tenuti ad applicare questa norma. L'Autorità garante della concorrenza ha preso atto della comunicazione dell'Amministrazione regionale e ha precisato che avrebbe continuato a vigilare su eventuali iniziative normaltive di tenore analogo a quelle oggetto di censura. La Giunta precedente a quella di cui faccio parte non ha provveduto a modificare la legge come si era impegnata fare mentre invece è mia intenzione salvare questa legge e cercare di intervenire in qualche modo a sostegno del pluralismo informativo e dell'innovazione tecnologica che deve riguardare anche il mondo dell'informazione. Il sistema Valle d'Aosta cresce e si rinnova e lo sforzo che facciamo nel settore industriale, per una impresa 4.0, vale per il turismo, per l'agricoltura e per l'informazione. Stiamo facendo in questo senso uno sforzo politico e mi premeva inoltre non ricevere più telefonate pressanti dall'Autorità ai miei dirigenti per rimuovere questo ostacolo. Eravamo arrivati al punto di dover abrogare l'intera legge e questo sarebbe stato un brutto segnale politico, come se volessimo dire che qui in Valle d'Aosta l'informazione e l'editoria vengono messi in un cassetto. Sono intervenuto d'urgenza per evitare tutto ciò con questo articolo di modifica della legge che ci permette di chiudere questo contenzioso».

In soldoni quindi potranno accedere ai finanziamenti realtà che hanno collaboratori con tipologie diverse di inquadramento come ad esempio i freelance?
Questa è l'impostazione che ci impone l'Autorità garante della concorrenza. Noi possiamo comunque lavorare per la tutela aprendo a contratti collettivi nazionali di lavoro, certamento non inventando contratti ad hoc bensì aprendo al pluralismo anche in quel settore. Capisco che ci siano contratti più tutelanti, ma l'obiettivo che ci siamo dati è quello di dare la possibilità a tutto il sistema editoriale e informativo di poter operare in Valle d'Aosta in condizioni di qualità. Stante le risorse che abbiamo questo possiamo fare. Soprattutto non possiamo bypassare i vincoli posti da normative nazionali ed europee.

Secondo lei quando potrà essere rifinanziata la legge sull'editoria?
Al momento sto guardando a tre assi, come dicevo. Il primo è quello del pluralismo, che è l'asse principale che fa da sfondo all'iniziativa ed è il principio di fondo, l'altra questione è quella dell'innovazione e cioè inserire il sistema dell'editoria nel quadro delle imprese. Alcune imprese editoriali, per la parte di attività più produttiva, probabilmente possono già accedere ad alcuni finanziamenti anche europei. Bisogna trovare quindi meccanismi di sostegno a questo mondo per favorire il concetto di innovazione. Il terzo punto, da non banalizzare, è quello di tenere conto che i media in Valle d'Aosta sono l'altra colonna portante, insieme all'istruzione ed alla formazione professionale, del bilinguismo. Noi non possiamo prescindere dal tenere conto che la nostra identità è il punto fermo di qualsiasi ragionamento sull'autonomia quindi una legge che prevede di valorizzare la nostra lingua a mio avviso non può essere messa in un cassetto.

In chiusura, il segretario nazionale del suo partito, Matteo Renzi, ha più volte dichiarato che se dipendesse da lui abolirebbe l'Ordine dei giornalisti. Quale è il suo pensiero su questo?
La questione degli Ordini, non solo quello dei giornalisti, è molto dibattuta e riguarda in generale questo tipo di organizzazione. Sarei molto cauto nel senso che alcune affermazioni che funzionano come slogan devono poi essere concretizzate. A volte in Italia quando si dice di voler abrogare qualcosa si fa nascere qualcos'altro di ancora più complicato e complesso. Bisogna sicuramente lavorare nell'ottica che, proprio perché è cresciuta tantissimo la complessità ed esiste una informazione parallela dei social, la qualità di chi fa informazione e la qualità del lavoro svolto dai giornalisti secondo me è un grande valore aggiunto per una società democratica. L'autorevolezza delle persone che fanno informazione in qualche modo deve essere costruita e organizzata e i soggetti interessati devono farlo insieme alla politica.

 

Marco Camilli

 

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