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Ghiacciai, Arpa: dopo l'inverno accumuli nevosi dimezzati sul Timorion

Le prime rilevazioni glaciologiche confermano la scarsità di precipitazioni invernali

 

Ghiacciaio Timorion


È firmato dall'Arpa Valle d'Aosta il più recente rapporto sulla salute dei ghiacciai valdostani e, in particolare, sulla situazione del Timorion della Valsavarenche (in foto) e del Rutor di La Thuile al termine della stagione invernale molto povera di precipitazioni.

La fotografia emersa dalle rilevazioni compiute su questi due ghiacciai conferma quanto indicato da altre indagini di questo genere: i livelli di accumulo nevoso dopo l'inverno sono ridotti al minimo.

I tecnici hanno effettuato le misurazioni glaciologiche della prima fase di monitoraggio sul Timorion il 18 maggio. Già un mese fa il ghiacciaio mostrava un accumulo fra i più bassi da 22 anni a questa parte: il 50% in meno rispetto alla media del periodo preso in considerazione.

Qualche numero. «Sul ghiacciaio il manto ha mostrato spessori variabili fra 80 e 300 cm della zona di accumulo, dove la quota media è di 3.350 m slm, e fra 40 e 230 cm dove la quota media è 3.250 m slm», dice Arpa. «La densità media, rilevata in due punti considerati significativi del comportamento degli accumuli in ampie zone del ghiacciaio, risulta essere pari a 347 kg/mc e determina un accumulo specifico di poco superiore a 467 mm di equivalente di acqua». Solo nel 2008 la situazione si presentava persino peggiore con accumuli equivalenti a 389 mm di acqua. Nel 2013 invece il picco di accumulo: ben 1.400 mm di equivalente in acqua. Altrimenti detto «è come se in questo momento la superficie del ghiacciaio fosse interamente coperta da circa 45 cm di acqua, contro 1 m e 40 cm circa del 2013».

Sul ghiacciaio del Rutor gli accumuli sono sì sotto la media della serie storica, ma non così inferiori. Il motivo, spiega Arpa, è la collocazione geografica del ghiacciaio: è più vicino alla Francia e più esposto alle perturbazioni che dall'Atlantico raggiungono le Alpi dopo aver attraversato le pianure francesi.

«Sulla base delle 339 misure di altezza del manto nevoso - dice ancora l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente -, l’accumulo medio è calcolato pari a 224 cm (con minimi di 45-60 cm alla fronte destra e massimi di 370-380 cm nella zona sommitale)». L'accumulo specifico è pari a «1077 mm di equivalente d’acqua, valore che colloca l’inverno 2022 al sesto posto per scarsità di massa, con valori leggermente inferiori alla media degli ultimi 18 anni».

 

 

Clara Rossi

 

 

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