Valle d'Aosta, Coronavirus e la sfera di cristallo del Presidente

 

Erik LavevazSignor Lavevaz, scrivo questa sorta di lettera aperta perché purtroppo, con questa pandemia, è venuta meno anche la possibilità di confronto diretto tra organi di informazione e amministratori in occasione delle conferenze stampa.

Non bisogna essere dei maghi per accorgersi che sta piovendo. Non serve neanche essere dei veggenti di fronte a una sfera di cristallo per accorgersi cosa sta accadendo attorno a noi. Serve avere il coraggio di scelte lungimiranti e ispirate alla giustizia, al bene degli amministrati.

È comprensibile la sua difficoltà di amministrare una povera Regione come la nostra, flagellata nei tempi da una classe politica che l'ha ridotta in miseria e messa a terra da un virus che sta uccidendo anche i nostri sogni e le nostre speranze.

Le ho chiesto nel corso della conferenza stampa di ieri - dove le domande possono essere inviate solo via chat, con possibilità di interazione pari a zero nonostante l'ottimo lavoro dell'ufficio stampa della Regione - perché non avesse risposto al quesito che le era stato posto alcuni giorni fa in una intervista su Sky sul motivo del numero così alto di contagi in Valle d'Aosta. E ho aggiunto (qui il video) la mia domanda: è davvero il caso di aprire al turismo della neve in un momento come questo? Lei Signor Presidente ha ironizzato su queste domande, ma c'è poco da ironizzare. Chieda al suo assessore alla Sanità come si vive nei reparti Covid, come si vive dentro al casco per ventilazione o da intubati. E come vivono quotidianamente i medici e gli infermieri.

Vede Signor Lavevaz non è possibile dire che "si sta ragionando" per capire se aprire le piste a dicembre o a Natale. I numeri potranno migliorare - è la speranza di tutti - ma c'è un serio rischio di dare vita a nuovi focolai per pochi giorni di effimera "normalità". E le scene viste a Cervinia nel giorno di apertura della stagione, a fine ottobre, sono un assaggio di ciò che potrebbe accadere.

Sciatori ammassati per raggiungere le piste da sci di Cervinia

Certo il dramma che vive il mondo del turismo è grande. Ma è meglio sacrificarsi una stagione che perdere una vita.

Non crede che il tempo delle mediazioni politiche economiche sia finito?

Abbiamo assistito nella prima ondata alla mattanza dei nostri anziani nelle Rsa e nelle comunità e siamo rimasti attoniti, quasi silenziosi. Mesi sono passati e nessuno ha pagato per errori di egoismo politico. Ora non si può, non si deve ripetere tutto questo.

Signor Lavevaz, le chiedo una sola cosa: non imiti i peggiori difetti dei suoi predecessori di non lontana memoria. La nostra regione ha bisogno di uomini che scelgano per la vita e non per il profitto. Questo è il momento di scelte difficili, non di mediazioni suicide e inutili che finiremmo per pagare noi tutti a caro prezzo.




Marco Camilli

 

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