Quattro suicidi in Valle d'Aosta in pochi giorni

 

AmbulanzaAOSTA. Prima della pandemia la Valle d'Aosta aveva uno tra i più alti indici di suicidi in Italia. I fattori erano e sono molteplici. 

Solo negli ultimi giorni nell'area di Aosta quattro persone si sono arrese. Provenivano da ambienti lontani tra loro, avevano vissuto esperienze e percorsi di vita molto diversi. Erano giovani (una di queste persone era poco più che ventenne) o meno giovani. Hanno però tutti deciso di compiere lo stesso gesto. Nelle settimane passate altri dolorosi episodi hanno toccato diverse famiglie della nostra regione.

Si parla poco di suicidi, ma tacere non risolve il problema. Problema che era presente già prima della pandemia e che Aostaoggi.it ha più volte toccato insieme al discorso molto più ampio della gestione dell'ambito psichiatrico sul territorio regionale.

Nella fase pre-Covid la difficoltà della sanità valdostana in questo campo era evidente. I presidi del territorio sono rimasti chiusi a lungo e tutto il sistema gravava sulla Psichiatria ad Aosta. Una struttura delocalizzata, datata e con personale cronicamente sotto organico. Prima dell'arrivo del Coronavirus era stato annunciato che la struttura sarebbe stata almeno spostata all'interno del complesso ospedaliero Parini. Ma ciò che era possibile prima, e che non è mai stato realizzato, adesso è diventato impensabile.

Con la pandemia alcuni servizi della psichiatria e dell'assistenza ai pazienti e alle famiglie che prima funzionavano adesso sono al palo. Il day hospital è chiuso. L'assistenza domiciliare di supporto e l'assistenza educativa è sospesa o erogata con talmente tante difficoltà che chi ne usufruisce preferisce rinunciarci. Persino i servizi di ascolto attivati in questi difficili mesi proprio per dare un supporto alle persone sono in affanno e difficilmente riescono a dare risposte alle persone che chiedono aiuto. I telefoni suonano a vuoto. Manca il personale.

Le difficoltà che accompagnano questa inattesa situazione di costante emergenza sono tante. La speranza è che questo dramma possa in breve tempo dare la giusta spinta ad una nuova giovane classe politica che, anziché ricercare l'autocelebrazione e il consenso, si occupi concretamente di coloro che soffrono del "mal di vivere". Serve una politica più generosa verso gli ultimi e non solo verso ai propri amici o compagni di merende.


Marco Camilli


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