Valle d'Aosta, coronavirus: chiusi 2 bar per 30 giorni. Interviste alle titolari

Notificate questa mattina due ordinanze firmate dal presidente della Regione Erik Lavevaz di sospensione della licenza. La barista Katia: 'chiudo se mi paga affitto, spese e mantenimento delle mie figlie'

 

Ordinanza di chiusuraPONT-SAINT-MARTIN. Due bar di Pont-Saint-Martin - il bar Lys e il bar Bivio - sono stati chiusi con un'ordinanza del presidente della Regione Erik Lavevaz, nell'ambito delle funzioni prefettizie, per aver violato le disposizioni contro il Covid-19. Abbiamo intervistato le due donne che li gestiscono per farci raccontare la situazione.

Bar LysKatia Bertero è la titolare del bar Lys di Pont-Saint-Martin.

Cosa è accaduto oggi?
"Questa mattina intorno alle 11/11.30 sono passati i carabinieri per consegnare il verbale di chiusura del locale".

Per quanto tempo?
"C'è scritto "sospensione della licenza per 30 giorni". Questi fogli sono stati affissi sul dehor, sulla porta di ingresso e sulla serranda".

Ci sono sigilli?
"Non ci sono sigilli, solo questi fogli".

Lei adesso è nel locale?
"Al momento sto pranzando con le mie figlie che sono appena tornate da scuola. Sto facendo la mamma".

Oggi pomeriggio cosa farà?
"Per oggi pensavo di riposarmi. Mi sentirò con alcune testate on line, come la sua, poi dovrò risentire il mio avvocato. In seguito starò un po' con le mie figlie. Oggi quindi riposo. Domani mattina alle 7 aprirò. Con l'avvocato siamo pronti a fare ricorso".

Cosa vorrebbe dire al presidente-prefetto Lavevaz in risposta a questa ordinanza?
"Vorrei dire che se lui mi pagasse la spesa, le bollette e l'affitto e se mantenesse anche le mie figlie, io chiuderei. Volentieri. Altrimenti non posso. Sono impossibilitata a chiudere".

Lei ha ricevuto dei ristori?
"Sì li ho ricevuti. L'ultimo è stato a dicembre, 2.000 euro. Ho un affitto da pagare di circa 700 euro al mese e le bollette, circa 400 euro al mese, arrivano anche se tengo chiuso. Come faccio a dare da mangiare alle mie figlie con 2.000 euro?"

 

Bar BivioFrancesca gestisce il bar Bivio, destinatario di un altro provvedimento di chiusura.

Come è arrivata a questa situazione?
"Ho cominciato questa lotta il 16 gennaio, dopo essermi informata. Ho preso tre multe in questo periodo e per due volte ho ricevuto un provvedimento di chiusura di cinque giorni che non ho rispettato. Anche i clienti che si trovavano nel bar hanno preso due volte le multe".

A quanto corrispondono queste sanzioni?
"A memoria la prima 400 euro, 560 euro e la terza 800 euro".

Oggi l'ordinanza di sospensione della licenza.
"Io ho continuato a tenere aperto e per un po' non ho ricevuto controlli, però mi aspettavo che accadesse qualcosa. Ora che siamo in zona gialla (ma io mi rifiuto di guardare i semafori del governo) fino alle 18 non sono sanzionabile, ma io ho tenuto aperto fino alle 20 in questi giorni perché il mio orario è dalle 9 alle 20. Questa mattina sono arrivati i carabinieri. Prima sono passati dalla mia collega Katia poi da me e mi hanno notificato l'atto firmato dall'ufficio del prefetto di 30 giorni di chiusura".

Cosa è successo?
"Hanno aspettato che abbassassi la serranda e hanno affisso l'avviso il foglio di notifica".

Le faccio la stessa domanda fatta alla sua collega Katia: cosa vorrebbe dire al presidente - prefetto per la firma dell'ordinanza?
"Chiederei il perché di questa ordinanza. Quale è la motivazione"

La motivazione è legata al Dpcm
"Sì, ma su questo ci sarebbe tanto da discutere. Per quel che mi riguarda questi decreti sono anticostituzionali. Questo governo ci ha dato tantissimi aiuti e anche la Regione ha dato qualche aiutino. Ho preso 600 euro a maggio dopo un mese e mezzo di chiusura. Proverei a far vivere loro con 600 euro. Io ho spese fisse tra casa, figlio e bar. I 600 euro li ho usati per spesa e riscaldamento".

Lei sarebbe disposta a chiudere se ricevesse i giusti ristori?
"Sì, ma non solo. Io sarei disposta a chiudere e fare la fame per sei mesi di fila se fosse una decisione logica. Invece sia dal punto di vista medico sia economico quello che accade non ha senso. Questi semaforini che cambiano ogni giorno non hanno senso. Se c'è un virus si chiude tutti per un periodo e poi si riapre quando l'emergenza è cessata. Invece gli autogrill sono rimasti aperti, si possono fare i biglietti per le crociere. Ce lo vediamo un elicottero della polizia raggiungere la nave da crociera in mare per vedere quanti indossano la mascherina e se la distanza di sicurezza è rispettata? Però poi abbiamo il bonus monopattino. Non ci sono i soldi per pagare l'affitto, ma c'è il bonus monopattino. E dopo la chiusura di questa estate c'è stato il bonus per le vacanze. Tutto questo non ha senso. Se c'è una necessità medica sono la prima a fare attenzione. Avevo la possibilità di tenere quattro persone ai tavolini e ho messo due sedie per tavolino. Su ogni tavolo c'è il disinfettante. Non servo al bancone e tutti hanno la mascherina, quindi qual è il problema? Con il solo asporto servivo i clienti alla finestra, non li facevo nemmeno entrare. Al supermercato invece tutti toccano tutto e quello va bene. Al bar, in due per tavolo e distanziati, che male c'è a bere un caffè o prendere una cioccolata calda?".

Adesso cosa farà?
"Adesso sto prendendo informazioni con il mio avvocato. Il bar lo gestisco da sola e domani approfitto della chiusura per fare alcune commissioni. Venerdì al 90% riapro".

L'avvocato lo paga?
"Ho il gratuito patrocinio. Ci sono le mere spese di registrazioni dei bolli, ma l'assistenza legale è attraverso il patrocinio gratuito".

 

 

Marco Camilli

 

 

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