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Valle d'Aosta in zona rossa per i tanti tamponi alla Cogne? L'azienda nega

L'acciaieria è sospettata di aver contribuito a far salire i numeri dei contagi, ma lo stabilimento smentisce: "i nostri test non incidono sul sistema regionale"

 

Cogne Acciai SpecialiAOSTA. Il ritorno in zona rossa della Valle d'Aosta dopo una sola settimana di arancione ha fatto scattare la caccia ai possibili responsabili dell'aumento dei contagi. Nel mirino dei sospetti è finita anche la Cogne Acciai Speciali: la risalita della curva dei contagi secondo alcuni sarebbe legata ai tamponi effettuati dallo stabilimento e riversati tutti insieme nel sistema regionale. Circostanza che però l'acciaieria nega.

Stando a queste voci lo stabilimento avrebbe sottoposto nei giorni scorsi molti se non tutti i suoi numerosi dipendenti al tampone per il Covid-19. Alcuni sarebbero risultati positivi e, visti i numeri ridotti della nostra regione, i contagi così scoperti avrebbero influenzato la curva dei positivi facendo schizzare in alto l'incidenza dei nuovi casi e, come ultima conseguenza, riportando la Valle d'Aosta in zona rossa.

La Cogne Acciai Speciali però smentisce questa ricostruzione e spiega: il numero dei test effettuati dallo stabilimento non incide sul totale degli antigenici rapidi del sistema regionale. L'acciaieria organizza ogni settimana screening preventivi e autonomi su indicazione del medico competente. "Di routine Cogne predispone da 5 a 10 test a settimana", specifica CAS. Come da prassi, in caso di positività ai test antigenici effettuati in autonomia viene disposta la verifica con i tamponi molecolari. 

L'azienda quindi respinge la ricostruzione secondo la quale avrebbe riversato tutte insieme nel sistema regionale le positività dei suoi dipendenti facendo salire l'incidenza oltre la soglia della zona rossa.

 

 

M.C.

 

 

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