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Al MegaMuseo di Aosta prende forma il volto di un uomo di vissuto 4000 anni fa

I ricercatori del museo insieme all'Arc-Team hanno ridato un volto a un uomo vissuto nell'età del Rame rinvenuto nell'area megalitica

 

La storia dell'umanità, specialmente quella più antica, è molto spesso raccontata da semplici oggetti. È grazie a essi che i ricercatori riescono a studiare il passato della specie umana, a ricostruirne usi e abitudini, a dare un senso alle strade evolutive percorse dalle civiltà che si sono susseguite nei millenni. Quegli stessi oggetti però, pur custodi di importanti informazioni, al grande pubblico risultano in molte occasioni troppo impersonali, anonimi, poco emozionanti.

Al MegaMuseo di Aosta è stato presentato oggi un progetto che vuole "spostare l'attenzione dall'oggetto alla persona". Grazie a un delicato lavoro che ha fuso la meticolosità dei ricercatori alle grandi opportunità offerte dalla tecnologia, il museo è riuscito a dare un volto ad un uomo vissuto oltre 4000 anni fa.

Non si tratta di un uomo qualunque. Ritrovato nel Dolmen II dell'area megalitica insieme ai resti di altri trentotto individui, di lui si sa che aveva un'età compresa tra 45 e 55 anni ed era vissuto nell'età del Rame tra i 2.500 e i 2.200 anni a.C. Soprattutto, sul cranio riportava i segni di due trapanazioni. Entrambe superate.

La ricostruzione facciale è stata possibile grazie a una collaborazione avviata quest'anno dal MegaMuseo con la Arc-Team di Trento per realizzare una forensic facial approximation, lavoro che consente di ricostruire le fattezze di una persona partendo dalle ossa del cranio. La tecnica, utilizzata anche in ambito investigativo per identificare persone sconosciute, è stata messa in pratica interamente in ambiente digitale open source.

Il primo passo è stata la scansione in 3D del cranio rivenuto nell'area megalitica, seguita dall'applicazione degli indicatori che permettono di simulare i volumi dei tessuti molli e, di conseguenza, di ricostruire il volto della persona vissuta quattro millenni fa. Un po' come si vede in certe serie televisive. I ricercatori si sono avvalsi quindi di indicatori europei per modellare il volto, aggiungendo un busto con abbigliamento e ornamenti coerenti con l'età del Rame per una ricostruzione ancora più efficace.

Oltre al progetto di ricostruzione presentato oggi, il MegaMuseo è coinvolto in altre collaborazioni scientifiche di ricerca sul proprio patrimonio, sia a livello nazionale che internazionale, con prestigiosi Enti e Università. Tra queste, è in atto una collaborazione con i colleghi archeologi svizzeri del sito gemello di Petit-Chasseur à Sion e un progetto di ricerca dell'università di Ginevra sugli artigiani del Megalitismo intorno al Massiccio del Monte Bianco. In aggiunta, è in fase di conclusione uno studio sui resti umani della Tomba II (Dolmen) riguardante il DNA antico.

 


Clara Rossi

 

 

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