Suicidio, il male oscuro della Valle d'Aosta (2)

Intervento di Ubaldo Valentini 

Suicidio, il male oscuro della Valle d'AostaDodici persone, in soli tre mesi, si sono tolte la vita in Valle d’Aosta. Numeri agghiaccianti, che necessitano di una doverosa riflessione sulle cause che potrebbero essere alla base di un fenomeno da sempre presente e volutamente tenuto nascosto dalla politica e dalle altre istituzioni eventualmente competenti, che, scrupolosamente, cercano di nascondere all’opinione pubblica. Queste morti, in una regione così piccola, dovrebbero essere analizzate, una per una, perché sono indice di un malessere sociale diffuso e ingiustificabile in una piccola regione, dove tutto si conosce, anche le notizie che l’Autorità Giudiziaria cerca di non far comparire sulle pagine dei giornali, perché sono indice di un fallimento socio-culturale della stessa società in cui avvengono.

La riflessione sul fallimento sociale e culturale delle istituzioni e della politica regionale non può e non deve essere rimandata e il fenomeno dei suicidi deve divenire un tema preminente, per tutti, e deve aprire un confronto franco tra cittadini e istituzioni per dare pubbliche risposte politiche e culturali al disagio esistenziale di troppi cittadini che si sentono – e lo sono – emarginati e non compresi e di cui i suicidi sono solo la punta di un iceberg che non può continuare a muoversi liberamente nel mare valdostano per la indifferenza delle istituzioni che mettono la testa sotto la sabbia.

Parliamone seriamente, in modo aperto, senza scheletri negli armadi, e facciamo emergere dal confronto franco le indicazioni per una coscienza sociale collettiva concreta e fortemente risolutiva delle cause che sono alla base di questi suicidi, che, in una regione così piccola (corrispondente ad una parrocchia media di una grossa città) e con ingenti risorse economiche, sono quanto mai deprecabili. L’intervento deve essere immediato e pubblico, perché queste morti offendono la coscienza di tutti noi cittadini. E’ necessario un intervento energico e palese, che è indispensabile per combattere queste morti, di cui, direttamente, siamo tutti corresponsabili.

Le cause di tanti suicidi, soprattutto nel mondo delle separazioni e dell’affido dei minori, sono ben note e sono, forse anche vigliaccamente, sottratte ad una attenta valutazione socio-politica seria ed approfondita. Le persone in difficoltà esistenziale, inoltre, vanno aiutate con una rete di servizi pubblici non discriminatori e con una ferrea regolamentazione del servizio sociale e della gestione dei finanziamenti pubblici dell’edilizia popolare.

Si deve avere il coraggio di un intervento generalizzato, a più mani, che affronti con coraggio le lacune di un servizio socio-culturali – spesso avulso dalla quotidianità, perché si adagia sulla politica locale, troppo spesso clientelare e coperta dalle altre istituzioni, chiamate a difendere il bene pubblico e i cittadini, soprattutto quelli più deboli e ignorati dalle istituzioni – e di conseguenza bisognosi della tutela sociale. Un confronto tra tutti i soggetti chiamati a tutelare la locale società è indispensabile e ciò comporta, però, un drastico cambio nell’informazione, che non può essere a tacito servizio di chi, al contrario, dovrebbe prevenire questi fenomeni. Non si parla di un problema quando non si ha la volontà di risolverlo e quando ci si vergogna. I suicidi sono espressione di un fallimento della politica sociale locale e di questo tutti dovremmo vergognarci, sia per i nostri silenzi, che per la mancanza di una strategia sociale incentrata sulle persone e sui loro concreti e quotidiani problemi, di cui dovremmo essere artefici con proposte concrete e con pubbliche denunce per la fuga delle istituzioni dalle loro vere responsabilità.

Settembre, con l’inizio dell’attività scolastica e le programmazioni socio-culturali, è il tempo in cui la politica, ma anche la scuola, le confessioni religiose locali ed il mondo del volontariato potrebbero pretendere una pubblica riflessione sul preoccupante fenomeno dei suicidi, che, stando ai dati di tre mesi, potrebbero raggiungere le 50 unità in un anno in una regione con solo 120 mila abitanti.

Questa è sì una vergogna a cui va data una risposta operativa e culturale da parte delle istituzioni locali e regionali, iniziando ad informare l’opinione pubblica sul drammatico primato valdostano nei suicidi e pensando bene che i problemi sociali si risolvono con la conoscenza e con il confronto franco tra cittadini ed istituzioni, tagliando, se necessario, i rami sechi che intralciano la consapevolezza dei propri limiti, presenti, ma anche superabili, purché si programmino interventi concreti, cioè fattibili. Il silenzio degli ultimi anni non ha ridotto il fenomeno dei suicidi, anzi lo ha incrementato e ciò dovrebbe farci riflettere. E anche molto.

Il suicidio pone fine alle sofferenze di chi lo pratica, ma incrementa il disorientamento e il dolore dei congiunti e degli amici e dimostra la debolezza delle istituzioni, incapaci o, forse, nolenti a comprendere i drammi sociali che sono alla base di tali dolorosi gesti.

 

Ubaldo Valentini

 

 

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