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Intrecci con la politica e narcotraffico alla base dell'operazione Geenna

Le accuse - associazione di tipo mafioso, tentato scambio elettorale politico-mafioso, estorsione tentata e consumata, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e ricettazione di armi e favoreggiamento personale - sono in alcuni casi aggravate dal metodo mafioso.

 

L'indagine si è concentrata in particolare sulla presenza della "locale" di Aosta in cui le figure di maggiore spicco sarebbero Antonio Raso, Bruno Nirta e Marco Fabrizio Di Donato, quest'ultimo ritenuto il capo locale. Marco Sorbara, all'epoca consigliere comunale di Aosta, è considerato uno degli "amministratori" insieme all'assessore comunale di Saint-Pierre Monica Carcea. Coinvolto anche un noto avvocato di Torino, Carlo Maria Romeo, considerato un "concorrente esterno" del gruppo criminale.

I legali con la politica
La Dda ha documentato interferenze nella politica locale, in particolare ad Aosta: il sodalizio sarebbe riuscito a far eleggere il proprio rappresentante in consiglio ricevendo in cambio vantaggi. Dalle indagini poi emerge un «chiaro tentativo di scambio elettorale politico-mafioso» da parte di Antonio Raso «nei confronti di un referente regionale di partito». E ancora «diverse condotte, chiaramente esulanti l'attività professionale di difensore, commesse dall’avvocato Romeo» a «vantaggio sia di un esponente della locale di Aosta, quale concorrente esterno, sia a proprio e altrui vantaggio come favoreggiamento personale, concorso in estorsione e concorso falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale».

Il traffico di droga
Indagando è emersa l'esistenza di un'associazione per delinquere dedita al traffico di cocaina, anche internazionale con la Spagna. Al centro ci sarebbero i fratelli Nirta, Bruno e Giuseppe (quest'ultimo ucciso proprio in Spagna nell'estate 2017), i quali sfruttavano i loro «numerosi contatti internazionali» per far viaggiare la droga. Ludovico Lucarini, considerato uno dei custodi, è stato arrestato e trovato in possesso di 1,2 kg di cocaina, due pistole e munizioni. Torna poi il nome dell'avvocato Romeo che sarebbe coivolto «nella cessione di 500 gr di cocaina».

Secondo la Dda i fratelli Nirta avevano rapporti «certificati attraverso servizi di osservazione in Spagna» con esponenti di altre cosche come Giuseppe Romeo e Vincenzo Macrì, quest'ultimo latitante.

 

Marco Camilli

 

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