Stop allo sci, Manes: così si condanna la montagna a morte certa

I sindaci della Valle d'Aosta: i numeri attuali non giustificano un lockdown della neve

 

sciAOSTA. La chiusura alle vacanze sulla neve mette in ansia categorie economiche, lavoratori e anche i sindaci, preoccupati per la tenuta del tessuto socio-economico delle località che vivono di turismo.

I timori dei primi cittadini del territorio sono raccolti dal presidente del Celva, Franco Manes, che non usa mezzi termini: "Da quando è iniziata l’emergenza la salute dei cittadini è il nostro primo pensiero, ma le serrate indiscriminate al turismo della neve, nel periodo più importante dell’anno, sono drammatiche. Così non si salva la vita delle persone, ma si condanna la montagna a una morte certa".

I sindaci insieme alla comunità, alla politica e alle attività economiche stanno "lavorando da mesi per preparare una partenza responsabile della stagione invernale". Poi "la doccia gelata" sulle intenzioni del governo di bloccare il Natale e il resto dell'inverno sugli sci per prevenire una terza ondata di contagi ed evitare quanto accaduto in estate, soprattutto nel periodo di Ferragosto, con la situazione delle discoteche e delle vacanze indiscriminate.

Secondo Manes "i numeri attuali non giustificano un lockdown della neve" il paragone con Ferragosto "non regge" perché "lo sci in pista non crea assembramenti". Prosegue il presidente dei sindaci della Valle d'Aosta: aAttiviamo quindi dei protocolli di sicurezza per le situazioni a rischio che il Cts potrà indicare, e che tutti noi seguiremo rigorosamente, assieme allo distanziamento, alle mascherine, all'igienizzazione delle mani. Prevediamo poi un riesame frequente dei numeri dell'epidemia e valutiamo in base ad essi degli eventuali correttivi".

Oltralpe la Francia ha già ufficializzato lo stop allo sci. Manes richiama la "solidarietà europea. Se facciamo parte di una macroregione alpina non a giorni alterni - dice -, questo deve essere lo stimolo a farci agire in maniera coordinata, con le stesse regole, garantendo le medesime aperture su tutto l'arco delle Alpi, senza discrepanze nazionali né geografiche".

La sindaca di Aymavilles, Loredana Petey, responsabile delle politiche economiche e del turismo del Consorzio degli enti locali, rilancia: "Tutte le chiusure devono fare il paio con un piano consistente di adeguati e urgenti ristori economici. Società degli impianti di risalita, alberghi, ristoranti e bar, esercenti di attività commerciali al dettaglio, tutte le professionisti della neve devono essere coinvolti. Niente turismo invernale significa annientare le eccellenze territoriali e i piccoli Comuni alpini, la Valle d’Aosta ne ha ben 73 sotto i 5mila abitanti".

Di nuovo il presidente del Celva si rivolge al governo regionale per "ulteriori azioni che vadano ad ampliare la già incisiva azione che sta svolgendo" e anche all'Anci per rilanciare le preoccupazioni. "Le soluzioni prospettate possano determinare la definitiva morte dei piccoli Comuni che sono situati in aree marginali. Non è possibile un'Italia a due velocità, con regioni di serie A e di serie B. Come ha detto il Presidente della Repubblica, serve unità di intenti e di lavoro da parte di tutte le istituzioni e i cittadini, il nemico comune è il Covid".

 

 

Elena Giovinazzo

 

 

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