Cogne Acciai Speciali approva il bilancio consolidato 2025 con un rosso di 61 milioni

L'acciaieria incontrerà i sindacati e intanto conferma la «capacità della Società e del Gruppo di raggiungere gli obiettivi del Piano 2030»

 Cogne Acciai Speciali

È previsto giovedì un incontro tra organizzazioni sindacali e Cogne Acciai Speciali per un confronto sul bilancio consolidato relativo al 2025 che l'assemblea dei soci ha approvato.

Il dato che emerge dal documento è il risultato netto d'esercizio in negativo per quasi 61 milioni di euro (quasi 81 milioni pre imposte), a fronte di un utile di 8 milioni del 2024 e nonostante un andamento positivo dei ricavi, passati da 900 milioni a poco più di un miliardo (per effetto, si legge nel bilancio, dell'inclusione del gruppo DMV). 

Lo scorso 23 gennaio il Consiglio di Amministrazione ha deliberato un aumento di capitale sociale per 70 milioni e punta a raggiungere l'equilibrio finanziario entro l'anno in corso.

In questa situazione, è scritto ancora nel bilancio pubblicato dall'azienda, "gli Amministratori confermano sostanzialmente la capacità della Società e del Gruppo di raggiungere gli obiettivi inseriti nel Piano 2030 e nella contestuale manovra finanziaria, ritenendo altresì che la Società e il Gruppo dispongano delle risorse patrimoniali e finanziarie sufficienti a coprire il fabbisogno finanziario stimato per l’esercizio 2026 continuando pertanto ad operare come entità in funzionamento".

Nel bilancio consolidato Cogne Acciai Speciali ricorda che il 2025, per il mercato degli acciai inossidabili, è stato "un anno di crescita moderata a livello globale, ma con andamenti differenziati tra le principali aree economiche". La Cina ha aumentato la produzione (e da sola copre il 64% della produzione complessiva mondiale) e negli USA l'output è cresciuto dell'8% mentre in Europa "la produzione ha evidenziato una contrazione del 2%, riflettendo un quadro macroeconomico più debole, caratterizzato da un rallentamento della domanda industriale ed una persistente pressione sui costi energetici". In aggiunta "l’introduzione di nuovi dazi da parte dell’amministrazione USA (fissati al 50% sull’acciaio di origine UE) ha generato una marcata incertezza negli scambi globali e nei piani di investimento delle imprese".

 


Elena Giovinazzo

 

 

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