Zootecnia in allarme: il caro-cereali fa tremare gli allevatori valdostani

Assessore Sapinet: valutiamo misure regionali coordinate con azioni nazionali

 

Bovini

L'invasione russa dell'Ucraina fa tremare anche il settore zootecnico della Valle d'Aosta. Il conflitto in corso ha ripercussioni sull'economia mondiale e praticamente nessun settore è escluso. Gli allevatori valdostani, già alle prese con il caro-energia, devono adesso affrontare l'effetto domino sull'approvvigionamento di cereali condizionato dal blocco delle esportazioni che fa lievitare i costi di alimentazione dei capi da latte e da carne.

Il Consiglio Valle ha affrontato oggi una interpellanza illustrata da Dino Planaz (gruppo Lega VdA) focalizzata proprio sul caro-cereali. «Il comparto agricolo intravedeva alcuni primi segnali di ripresa dopo l'ondata pandemica - ha spiegato Planaz - e si è trovato improvvisamente a fare i conti con una crisi generalizzata e l'aumento dei costi di produzione che rischiano di determinare una crisi per tutto il settore agroalimentare».

«La zootecnica valdostana dipende totalmente dagli approvvigionamento fuori regione e sta sentendo probabilmente più di altri gli effetti del caro cereali», ha evidenziato ancora Planaz. Il rischio molto concreto è che gli allevatori debbano ricorrere persino all'abbattimento dei capi perché i costi di produzione e mantenimento del bestiame sono insostenibili. Sul lungo periodo c'è la possibilità che carne e latte valdostani diventino beni rari.

Studio Iar sugli aumenti

Nella risposta l'assessore all'agricoltura Davide Sapinet ha fornito alcuni numeri frutto di uno studio dell'Institut Agricole Régional sui recenti aumenti. «Da una prima analisi - ha spiegato - raffrontando i costi tra dicembre 2021 e marzo 2022, emerge che il costo medio di alimentazione di una bovina da latte ad alta produttività sia incrementato di 0,70 euro al giorno (Iva esclusa) mentre per le bovine a produzioni più esigue l'aumento si attesta a 0,61 euro (sempre Iva esclusa). Tanto per rendere l'idea, per un stalla con una trentina di vacche in produzione l'aumento del solo costo di alimentazione è di circa 630 euro al mese».

Sostegni regionali coordinati con misure nazionali

La questione è già stata affrontata a Bruxelles e a livello nazionale, ha ricordato l'assessore. Prima che la Regione intervenga «servirà capire quali determinazioni saranno prese a livello nazionale». Un primo documento con alcune misure urgenti già è pronto: parla di revisione della Pac e del Pnrr, di anticipazione dell'erogazione della domanda unica, di aiuti diretti, di proroga del quadro temporaneo delle misure di aiuto Covid-19 e incrementi di budget nonché dello sblocco dei pagamenti agricoli sospesi anche da due o tre anni.

Questo a livello comunitario e nazionale. La Regione valuterà l'evoluzione normativa e nei prossimi giorni terrà altri incontri tecnici di approfondimento e confronti politici con il senatore Lanièce. «Potremo anche valutare una misura di sostegno diretta e su questo ci stiamo confrontando con le associazioni di categoria - ha detto Sapinet -. Bisogna considerare che la disponibilità di risorse non potrà essere quella messa in campo per la pandemia. Le misure decise dovranno dare vero sostegno al settore e non favorire distorsioni di mercato e speculazioni». In ogni caso tutto dovrà avvenire «in coordinamento con il governo Draghi».

«La tematica può avere ripercussioni in futuro», ha replicato Planaz sottolineando la necessità di sbloccare i premi alle aziende bloccati anche da anni. « Bisogna fare tutto il possibile per salvare più aziende e evitare che meno gli animali vengano sacrificati».

La tematica non è di primo impatto per i generi alimentari di prima necessità, ma potrà avere ripercussioni in futuro», ha sottolineato. «Ora fortunatamente ci avviciniamo alla stagione estiva, ma bisogna arrivare all'autunno preparati e forti».

 

 

Marco Camilli

 

 

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