Riforma Costituzione, 357 "sì" alla Camera in prima lettura

 

Senato ridotto, con meno poteri e non elettivo; devolution limitata; quorum più alto per il Quirinale; Cnel abolito

camerax250ROMA. Via libera in prima lettura anche dalla Camera al disegno di legge governativo che riforma profondamente la seconda parte della Costituzione. Hanno detto sì al provvedimento in 357 (tutti i partiti di maggioranza, ma con alcuni dissensi e distinguo nella minoranza Pd), i no sono stati invece 125 (Forza Italia, anche qui con qualche dissociazione, Sel, Lega e Fratelli d'Italia), 7 gli astenuti mentre i rappresentanti del Movimento Cinquestelle hanno abbandonato l'aula al momento del voto.

Il testo, già licenziato una prima volta dal Senato all'inizio di agosto dell'anno scorso, è stato modificato dall'assemblea di Montecitorio e torna quindi ora a Palazzo Madama per ottenere la prima delle due approvazioni conformi che entrambe le Camere dovranno fornire a distanza di almeno tre mesi l'una dall'altra. Il voto finale di oggi, preceduto ieri dall'esame di una settantina di ordini del giorno, arriva dopo che tutti gli emendamenti al ddl erano stati smaltiti dall'inizio dell'anno al 12 febbraio scorsi. Con una pausa, peraltro, a fine gennaio per dare spazio all'elezione del nuovo capo dello Stato. E proprio lo scontro fra Forza Italia e il premier Matteo Renzi sulla designazione di Sergio Mattarella per il Quirinale ha determinato un totale cambio di atteggiamento del partito di Silvio Berlusconi che pure aveva fino ad allora condiviso e sostenuto l'impianto della riforma.

Un impianto che prevede innanzitutto un drastico ridimensionamento della consistenza e delle funzioni del futuro Senato. Il suo plenum viene infatti ridotto a 100 membri, designati (a parte cinque senatori di nomina quirinalizia) indirettamente dai consigli regionali, e non avrà più il potere di concedere la fiducia al governo. Inoltre concorrerà all'esame solo delle leggi di carattere costituzionale o riguardanti referendum, minoranze linguistiche ed enti locali. Potrà comunque dire la sua (se a chiederlo sarà un terzo dei suoi componenti) sulle altre norme varate dalla Camera, ma senza aver l'ultima parola.

Il ddl costituzionale riduce anche molto le attuali competenze esclusive delle regioni (quelle che furono notevolmente ampliate, sulla spinta di un federalismo estremo all'epoca imperante, dalla riforma costituzionale del solo centrosinistra nel 2001) e abolisce il Cnel, il Consiglio nazionale per l'economia e il lavoro. Altra importante novità il quorum più altro per eleggere d'ora in poi il Presidente della Repubblica: se nei primi due scrutini rimane necessaria la maggioranza dei due terzi dell'assemblea comune di deputati e senatori, dal terzo non sarà più sufficiente quella assoluta dei componenti, ma servirà la maggioranza dei tre quinti dell'assemblea. Dal settimo scrutinio basterà invece la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

 

Clara Rossi

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