Valle d'Aosta, il presidente prefetto e l'ordinanza caos

I commercianti coinvolti in una guerra politico-istituzionale che non li riguarda

 

controlliAOSTA. Ieri il presidente con funzioni prefettizie Erik Lavevaz in una conferenza stampa in streaming ha annunciato con l'enfasi di una vittoria la firma di una ordinanza che da oggi autorizza l'apertura dei "negozi di prossimità" in Valle d'Aosta.

Questa ordinanza è la risposta politica a una "ingiustizia" del governo Italiano nei confronti della Valle d'Aosta che, a detta di Lavevaz, doveva essere spostata in zona arancione e non rimanere in zona rossa.

Ieri abbiamo sentito l'assessore al Commercio Jean Pierre Guichardaz che ha emesse nei confronti di commercianti che aprano in ragione della ordinanza regionale. Ordinanza che, è bene ricordarlo, non può cancellare un provvedimento del governo italiano che invece dispone la chiusura di molti negozi.

In questa situazione i commercianti, come soldati in prima linea, rischiano di essere "impallinati" in una guerra politica che non dovrebbe essere la loro. Una guerra scatenata per tre giorni di attesa, in quanto subito dopo il 3 dicembre la nostra Regione dovrebbe essere spostata comunque a livello arancione.

Prima di scrivere queste righe ho provato a contattare il presidente Lavevaz per avere risposte in merito alle possibili sanzioni e un commento sul conflitto creato dall'ordinanza. Il presidente, con le sue funzioni prefettizie, è intervenuto contro un decreto del Governo Italiano del quale lui, come figura prefettizia, è comunque un rappresentante. Il presidente questa mattina era però molto occupato e non ha avuto tempo per rilasciare una dichiarazione ad Aostaoggi e ai suoi lettori.

Ho provato a sentire anche altri esponenti politici come l'ex presidente Nicoletta Spelgatti e altri organi preposti al controllo. Nessuno ci ha rilasciato dichiarazioni - forse per non esasperare gli animi, e non per ragion di Stato anzi di Regione?. Nemmeno risultano esserci comunicati stampa o informazioni per fare chiarezza soprattutto per i commercianti, i quali hanno diritto alla trasparenza e alla verità.

 


Marco Camilli

 

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