Perde al Casinò 9,4 milioni di risparmi degli investitori: promotore "confessa" alla Guardia di finanza

 

E' accaduto a Forlì. Tra i 70 truffati anche amici e parenti

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Convinceva i clienti, soprattutto amici e parenti, ad affidargli denaro da investire, ma in realtà lo spendeva al casinò. Finché non è andato dalla Guardia di finanza di Forlì e ha confessato tutto, chiedendo anche di essere tenuto in caserma per la vergogna di tornare a casa. Ora che le indagini sono terminate i finanzieri hanno ricostruito quanto fatto dal promotore finanziario originario della provincia di Forlì, V.S. di 61 anni, e scoperto che la somma di cui si è impossessato indebitamente bruciandola in gioco d'azzardo, auto di lusso e viaggi ammonta a 9 milioni e 400 mila euro.

La vicenda ha avuto origine quando il professionista si è presentato una domenica mattina dello marzo scorso alla Gdf di Forlì chiedendo conforto ai militari per la sua irrefrenabile spinta verso il gioco d'azzardo e distrutto dai sensi di colpa per aver tradito la fiducia di tutti i suoi clienti. La stessa moglie del promotore, ignara della patologia del marito, è stata informata telefonicamente dall'uomo davanti ai finanzieri.

Milioni di euro tra denaro contante, assegni e bonifici erano finiti nelle tasche di V.S. che ha ingannato i suoi clienti producendo egli stesso la documentazione attestante gli investimenti e falsificando i loghi di note società finanziarie, che poi inviava a mezzo posta ai clienti.

Solo i primi "fortunati" investitori sono riusciti a riottenere dal promotore il capitale e gli interessi maturati al solo fine di alimentare la sua fama ed il passaparola. Sono 70 i soggetti truffati, tra cui imprenditori, commercialisti, notai, avvocati e gente comune. Tra i casi più eclatanti quello di una pensionata di 71 anni della provincia di Arezzo, il cui marito professore era stato docente di ragioneria proprio di V.S. ai tempi delle scuole superiori e che negli anni aveva affidato al promotore circa 730 mila euro. Ma la febbre del gioco ha distrutto anche i familiari più stretti: è il caso del cognato che ha visto svanire nel nulla i circa 600 mila euro affidati al promotore per investirli a nome delle figlie, nipoti del professionista.

A chi invece chiedeva la restituzione delle somme quando ormai era troppo tardi, il promotore con freddezza chiedeva tempo rappresentando le difficoltà a disinvestire fantomatici titoli obbligazionari o pacchetti di investimento vincolati a scadenze future.

Per raggirare la normativa antiriciclaggio inoltre, l'indagato aveva escogitato un ingegnoso sistema che gli consentiva di utilizzare i titoli raccolti dagli investitori direttamente nella casa da gioco. Infatti, a partire dal 2011, il promotore richiedeva ai risparmiatori l'emissione di assegni circolari intestati a due sigle societarie che sono risultate riconducibili al Casinò che frequentava con assiduità. Gli ignari investitori accettavano di intestare i propri assegni ad acronimi che, ironia della sorte, se digitati sui motori di ricerca, riconducevano a società finanziarie, tanto da rassicurare ulteriormente i risparmiatori. In realtà quegli acronimi erano le iniziali della casa da gioco ove il professionista sperperava i titoli. In altri casi il promotore chiedeva di intestare gli assegni a persone fisiche che sono risultate essere dipendenti del Casinò stesso. Il valore complessivo dei titoli intestati direttamente alla casa da gioco ammonta a circa 2 milioni di euro.

I conseguenti accertamenti presso il Casinò hanno consentito di riscontrare violazioni alla normativa antiriciclaggio e contestare la violazione di omessa segnalazione di operazioni sospette per 3.618.400 euro. La sanzione prevista arriva fino al 40% dello stesso importo.

 

Clara Rossi

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