Imu sugli impianti di risalita? La Cassazione dice sì

 

Per i giudici supremi non sono mezzi di trasporto

corte-cassazioneAOSTA. Qualcuno già la definisce "una mostruosità" e, se dovesse essere confermata, potrebbe trasformarsi nel colpo di grazia per un settore già in ginocchio che anche in Valle d'Aosta sta tentando, faticosamente, di risollevarsi dalla crisi. E' l'Imu sugli impianti di risalita.

A far tremare i gestori è una sentenza della Corte di Cassazione del gennaio scorso pubblicata pochi giorni fa. I giudici supremi si sono espressi nel ricorso dell'Agenzia del Territorio contro la società Funivia Arabba Marmolada - Sofma Spa affermando che l'impianto di risalita discusso nel caso è "funzionale alle piste sciistiche gestite dalla contribuente" e "dunque non sussiste il presupposto del classamento come mezzo pubblico di trasporto". Questo tipo di definizione, è scritto nella sentenza, "presuppone evidentemente una, sia pur parziale, utilizzabilità delle strutture come mezzo di trasporto a disposizione del pubblico. Mentre un impianto di risalita svolge una esclusiva funzione commerciale di ausilio ed integrazione dell'uso delle piste sciistiche".

Nel caso in questione quindi "resta solo da stabilire se nel calcolo del valore di costruzione e quindi della rendita catastale debbano essere conteggiati anche gli impianti fissi. E la risposta non può che essere positiva".

Sulla sentenza ed i suoi possibili riflessi è già intervenuto il governatore del Veneto, Luca Zaia, viste le possibili conseguenze per funivie, seggiovie, cabinovie: «Se si dovesse davvero applicare l'Imu sugli impianti di risalita, come se un seggiolino appeso a un cavo fosse un immobile, verrebbe superato ogni limite di decenza». Il presidente veneto annuncia battaglia: «Se servirà faremo le barricate».

 

Clara Rossi

Pin It
© 2020 Aostaoggi.it