Lega: profughi ucraini per ripopolare i piccoli comuni di montagna

In Valle d'Aosta presenti 411 profughi, di cui 170 minori. Lavevaz: 'non sappiamo quanto durerà questa emergenza'

 

Montagna

Sono al momento 411 i profughi provenienti dall'Ucraina e transitati negli hub di prima accoglienza e rimasti in Valle d'Aosta, 170 dei quali sono minorenni accompagnati. I numeri sono stati comunicati questa mattina in Consiglio regionale dal presidente della Regione Erik Lavevaz rispondendo a una interpellanza illustrata dal consigliere della Lega VdA Erik Lavy.

Al momento nella nostra regione «ci sono 278 donne di cui 74 minorenni e 133 uomini di cui 96 minorenni. Non sono ad oggi presenti minori non accompagnati», ha riferito il presidente della Regione. Un'ampia maggioranza di profughi ha contatti con familiari o conoscenti che vivono sul territorio e grazie ai quali hanno potuto trovare una sistemazione. In 156 invece hanno trovato casa grazie alle abitazioni messe a disposizione gratuitamente dai privati. Quasi tutti sono accolti nei principali comuni della Regione a partire da Aosta e dalle località della plaine.

Per l'assegnazione delle abitazioni «non c'è una ripartizione territoriale legata a dimensioni dei Comuni o altro», ha spiegato il presidente della Regione. La collocazione dei nuclei in fuga dalla guerra dipende dalla presenza di conoscenti, dalla presenza di scuole per accogliere gli studenti e dalle altre necessità espresse dalle famiglie e dai singoli arrivati nella nostra regione.

«Questo tipo di approccio potrebbe cambiare se la situazione dovesse prolungarsi per altri mesi», ha aggiunto. «Non sappiamo quanto durerà questa emergenza. Ad oggi abbiamo ancora margini importanti sulla disponibilità di alloggi».

Secondo Erik Lavy tuttavia «per quella parte di profughi che non hanno familiari o amici in Valle d'Aosta il ragionamento andrebbe fatto forse in un modo diverso». L'esponente della Lega ha evidenziato che «non sappiamo quanto durerà ancora l'emergenza e una parte delle persone arrivate potrebbero non tornare più in Ucraina». La presenza degli ucraini «potrebbe essere un'opportunità per i piccoli Comuni di montagna che si stanno spopolando. Uno o due bambini in più possono aiutare a tenere aperta una scuola di montagna. Andrebbe anche nell'interesse del profugo: per una persona che non ha legami e ha perso tutto, non c'è cosa migliore che ritrovarsi in una piccola comunità che si mobilita per dare aiuto».

 

 

Clara Rossi

 

 

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