In Commissione Servizi sociali del Consiglio Valle si sono svolte delle audizioni sugli obblighi vaccinali per le scuole valdostane
Si sono svolte oggi in Commissione Servizi sociali del Consiglio Valle alcune audizioni sugli obblighi vaccinali in vigore in Valle d'Aosta in ambito scolastico. Ne sono emerse letture contrapposte della situazione: da una parte il Comilva - Coordinamento del Movimento italiano per la libertà di vaccinazione, secondo il quale la nostra regione ha le regole più severe d'Italia, dall'altra l'assessorato alla Sanità, l'assessorato all'Istruzione e l'Usl che invece non considerano affatto più "pesanti" le disposizioni regionali.
Al centro degli approfondimenti c'era la circolare sulle modalità di applicazione della Legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale a partire dall'anno scolastico 2025-2026.
La presidente della Commissione, Luisa Trione (CA), riassume l'esito delle audizioni. Spiega: «i rappresentanti del Comilva hanno sostenuto che la circolare regionale presenti elementi più restrittivi rispetto alla normativa statale. Gli assessori Marzi e Lavevaz hanno invece ribadito che il provvedimento non introduce ulteriori restrizioni rispetto al quadro normativo nazionale ed è stato predisposto con l'obiettivo di semplificare gli adempimenti per le famiglie e per le istituzioni scolastiche. In quest'ottica, hanno evidenziato l'introduzione dell'accesso diretto agli ambulatori vaccinali dell'Azienda Usl, senza necessità di prenotazione, così da consentire alle famiglie di vaccinare i propri figli in modo semplice e immediato».
Secondo gli assessori la misura in vigore «contribuisce a tutelare la salute pubblica, favorire l'inclusione scolastica e garantire una particolare protezione alle persone più vulnerabili».
Al contrario, a parere del Comilva la circolare regionale contiene «forzature gravi» rispetto alla legge Lorenzin. «C'è una discriminazione maggiore rispetto alle altre regioni ed è molto grave in un periodo in cui si parla molto di inclusività», dice la vice presidente del Comitato Anna Pettinaroli. «Confidiamo in un intervento del Consiglio regionale perché le famiglie valdostane si aspettano delle risposte, altrimenti dovremo passare alle vie legali».
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