Carceri, detenuto e agente suicidi a Torino

In pochi giorni due drammatici gesti da parte di un detenuto e un assistente capo: gli appelli di Uil Fp e Sappe

 

Un detenuto italiano di 53 anni si è tolto la vita nel carcere di Torino. Pochi giorni fa, sempre a Torino, lo stesso gesto estremo è stato compiuto da un assistente capo della polizia penitenziaria di 42 anni che lascia moglie e figlia.

"È l’ennesima tragedia che si consuma dentro e intorno al girone carcerario, le cui condizioni attuali probabilmente neppure Dante sarebbe riuscito a narrare", accusa in una nota il sindacato Uil Fp Polizia Penitenziaria dando la notizia del decesso del poliziotto penitenziario. "Dall’inizio dell’anno è il secondo operatore che si toglie la vita, dopo un altro suicidio di un ex poliziotto, poi transitato alle funzioni centrali, avvenuto qualche settimana fa nel carcere milanese di Bollate".

"Ben 17, invece, i detenuti che dal 1° gennaio si sono tolti la vita in un carcere che, palesemente, toglie ogni speranza a chi vi è ristretto, ma pure a coloro che ogni giorno ne patiscono le storture e ne scontano le pene per la sola colpa di essere al servizio dello Stato con l’uniforme blu della Polizia penitenziaria", aggiunge Uil Fp.

Sul suicidio del detenuto interviene anche il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria. "Questo dramma - commenta il segretario generale Donato Capece - riporta alla luce importanti interrogativi riguardo al sistema di assistenza psicologica e sanitaria negli istituti. La Polizia Penitenziaria si trova a lavorare in condizioni di emergenza seria, dove spesso le carceri sono utilizzate come ospedali psichiatrici improvvisati. In mancanza di personale esperto, molte problematiche individuali vengono sottovalutate e la gestione di tali situazioni ricade sulla Polizia Penitenziaria, che deve essere pronta a svolgere ruoli diversi".

Capece evidenzia che "il suicidio di un detenuto è fonte di forte stress sia per gli altri detenuti sia per il personale, che opera ogni giorno con professionalità e umanità in condizioni difficili". Non è però "responsabilità del Corpo sopperire alle persistenti criticità della sanità penitenziaria, né si può pensare che i Baschi Azzurri compensino le lacune del sistema. È fondamentale attuare interventi rapidi e concreti per rafforzare il personale medico e psicologico specializzato e dotare gli istituti di strumenti adeguati alla prevenzione".

Il segretario del Sappe aggiunge: "il Governo è consapevole della situazione e si auspica a breve un confronto per definire strategie condivise. Il suicidio resta purtroppo una delle principali cause di morte in carcere e, nonostante le normative avanzate, continuano a verificarsi episodi drammatici".

 


redazione

 

 

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