Oggi giornalisti in piazza ad Aosta nel giorno dello sciopero nazionale

La Fnsi protesta contro Fieg e il mancato rinnovo del contratto scaduto da dieci anni. Gli editori rispondono: posizione poco costruttiva

Giornali

Si svolge oggi lo sciopero nazionale di 24 ore dei giornalisti, indetto dalla Fnsi. Questa mattina ad Aosta,, alle 11 in piazza Chanoux, è previsto un presidio dei giornalisti valdostani.

"I giornalisti scioperano contro la chiusura degli editori della Fieg alle richieste avanzate dal sindacato al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto, scaduto da ormai 10 anni, richieste che riguardano sia i lavoratori dipendenti sia i colleghi lavoratori autonomi", spiega la Federazione Nazionale Stampa Italiana. "La Fnsi chiede dignità per il lavoro giornalistico e garanzie per il futuro dell'informazione".

"Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile", ricorda ancora la Fnsi. "Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all'informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall'articolo 21 intimamente connesso all'articolo 36, è un dovere sociale".

Allo sciopero ha aderito l'Associazione Valdostana Stampa, secondo cui "sono in pericolo la dignità dei lavoratori, con gli stipendi erosi e un contratto scaduto da dieci anni. Ma sono in pericolo anche i colleghi della Stampa, che ad Aosta vede la redazione regionale di un quotidiano che da 150 anni racconta la storia del nostro Paese: 150 anni di storia che non possono essere svenduti".

In occasione dello sciopero, alle 11 in piazza Chanoux ad Aosta si svolgerà un presidio.

La replica degli editori

Gli editori della FIEG replicano: "nonostante la riduzione delle copie medie giornaliere vendute da 2.500.000 del dicembre 2016 a poco più di 1.000.000 oggi ed un dimezzamento dei ricavi nell’ultimo decennio hanno impiegato ingenti risorse proprie per garantire il pluralismo dell’informazione, gli investimenti sui prodotti e soprattutto la tutela dei posti di lavoro permettendo al comparto di essere uno dei pochi in Italia dove non si registrano licenziamenti collettivi. Si è infatti riusciti a scongiurare i licenziamenti senza invocare privilegi, ma attraverso il ricorso alle norme di settore – che impongono sia rilevanti investimenti sia nuove assunzioni – e ciò è sempre avvenuto con il consenso del sindacato".

"Nonostante le gravi difficoltà del settore - proseguono -, che certamente non sono imputabili agli editori, visto la presenza delle medesime criticità anche negli altri Paesi, ci troviamo di fronte ad un sindacato che non ha mostrato alcuna volontà di sedersi al tavolo per affrontare la sfida della modernizzazione del contratto nazionale di lavoro, preferendo trincerarsi dietro richieste economiche di recupero dell’inflazione che è già garantita dagli automatismi retributivi del contratto".

Gli editori ritengono "poco costruttiva la posizione della FNSI di proclamare un nuovo sciopero in un momento difficile come quello odierno e di rompere unilateralmente le trattative respingendo, a contratto invariato, un’offerta economica sostenibile e comunque superiore a quella dell’ultimo rinnovo".

 


redazione

 

 

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