Legge elettorale, il CRE: «Spudorate manovre per non dare la parola agli elettori»

«Molti consiglieri regionali non vogliono dare la possibilità alla popolazione di esprimere il proprio parere su una materia di grande rilevanza»

 

L'aula del Consiglio Valle

«Spudorate manovre per non dare la parola agli elettori». Così il Comitato Riforma Elettorale commenta la decisione della 1a Commissione del Consiglio Valle di sentire un costituzionalista sulla richiesta di referendum consultivo per cambiare la legge sulle elezioni regionali.

La richiesta di consulenza, dice il CRE, è «non giustificata, perché l'ammissibilità è già stata dichiarata» e la decisione sulla «consulenza esterna è stata presa senza sentire, come prevede la legge regionale, il parere dei delegati del Comitato che ha promosso la raccolta delle firme», cioè proprio il Comitato. Inoltre «le domande rivolte al consulente sono tendenziose: si arriva persino a chiedere di valutare la legittimità della richiesta di referendum "anche di fronte alle ingenti spese che ne scaturirebbero"».

Secondo i promotori della riforma elettorale «ci sono molti consiglieri regionali che non vogliono dare la possibilità alla popolazione di esprimere il proprio parere su una materia di grande rilevanza; ed è stupefacente che fra chi si esprime contro l'audizione del Cre e di fatto opera per contrastare l'indizione della consultazione popolare ci sia il consigliere Claudio Restano, presidente della Prima commissione, che pure è il firmatario n.2654 della richiesta di referendum popolare». 

«Sorprendente», prosegue il Cre, è anche «l'atteggiamento del Presidente del Consiglio, Bertin, fino a due anni fa fautore degli strumenti di democrazia diretta e che, ora che ha un potere decisionale, asseconda le operazioni ostili alla consultazione popolare».

«Chi è contrario alla consultazione popolare lo dica apertamente», concludono i promotori della richiesta di referendum consultivo. Il Comitato «condurrà fino in fondo la sua battaglia, a breve tutte le maschere cadranno e tutti ci dovranno mettere la loro faccia».

 

 

Elena Giovinazzo

 

 

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