L'incontro ha coinvolto medici, infermieri, assistenti sociali, professionisti delle cure palliative e rappresentanti delle associazioni di volontariato
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Medici, psicologi-psicoterapeuti, infermieri, assistenti sociali, professionisti delle cure palliative, rappresentanti delle associazioni di volontariato e amministratori sanitari si sono riuniti lo scorso venerdì ad Aosta per un confronto nell'ambito del convegno interregionale di psico-oncologia "Il ruolo della multidisciplinarietà nella presa in carico del paziente oncologico: allineare la visione socio-sanitaria".
Tra i momenti più significativi della giornata, la tavola rotonda dedicata ai modelli organizzativi e all'integrazione delle competenze nella rete oncologica, che ha visto il contributo di professionisti appartenenti a diverse discipline. Particolarmente apprezzata è stata la lectio magistralis della Dott.ssa Paola Varese, che ha approfondito il tema della governance della complessità nelle reti oncologiche moderne, sottolineando il valore della collaborazione interdisciplinare come elemento essenziale per garantire qualità, appropriatezza e continuità assistenziale.
Molto seguite anche le sessioni dedicate alle cure palliative, agli aspetti psicologici della sofferenza oncologica, all’accoglienza delle fragilità sociali e al ruolo fondamentale delle associazioni di volontariato nel supporto ai pazienti e alle loro famiglie.
Un’attenzione specifica è stata inoltre dedicata al tema della prevenzione del burnout degli operatori sanitari e sociosanitari.
«L’elevata partecipazione e la qualità del dibattito – sottolinea la direttrice di Psicologia dell'Azienda Usl, Meri Madeo – confermano la necessità di creare occasioni di confronto tra professionisti e istituzioni per sviluppare percorsi sempre più integrati, centrati sulla persona e capaci di rispondere in modo efficace alla crescente complessità dei bisogni assistenziali. La psico-oncologia rappresenta un ambito fondamentale della presa in carico, perché consente di accompagnare non solo la malattia, ma l’esperienza complessiva vissuta dal paziente e dalla sua famiglia».
«Nella moderna oncologia – aggiunge il direttore sanitario Mauro Occhi – il malato non è solo curabile, ma anche guaribile. Questo non è stato un cambiamento solo culturale, ma ha fondato un nuovo modo di lavorare: siamo passati da un approccio localizzato e distrettuale (radioterapia e chirurgia) a un intervento globale. Da questo punto di vista l’oncologia ha anticipato un modello che oggi dovrebbe essere preso a riferimento anche per la gestione delle grandi patologie croniche. Il lavoro multidisciplinare, la condivisione dei percorsi terapeutici, la presenza di figure capaci di coordinare i diversi contributi professionali e di accompagnare il paziente lungo il percorso di cura sono elementi centrali».
Secondo Occhi «la sfida per la sanità pubblica è rendere questo modello sostenibile».
redazione



